• Chiara Colm

Un giorno di festa

Il racconto del nostro Giovedì Santo con le famiglie ucraine accolte, dalla voce di Chiara, collaboratrice per i percorsi artistico-musicali di Caritas Modenese



Sembrava che finalmente stesse finendo un lungo incubo durato più di due anni, ma l'invasione dell'Ucraina ha fatto tremare la terra sotto i nostri piedi e dentro ai nostri pensieri. Nessuna natura incontrollabile, questa volta. Solo persone - che soffrono, fuggono, resistono, sperano, combattono - con altre persone.

Il mio senso di impotenza si è trasformato in un'occasione di grazia quaresimale quando Federico Valenzano – non so se più in qualità di vicedirettore della Caritas diocesana o di fratello mandato in risposta alle mie preghiere confuse – ha avuto un'intuizione bella. Un colpo di telefono e via: ci si incontra al centro papa Francesco.

Ho conosciuto donne, ragazzi e bambini che non parlavano nessuna lingua da me conosciuta, ma che già avevano tutti imparato almeno due parole in italiano: ciao e grazie. E nel mese trascorso dal nostro primo incontro io non ho ancora imparato un saluto, ma certo ho imparato a rispondere Дякую, grazie. L'esperienza mi suggeriva già prima di incontrarli che non sarei certo stata io a fare qualcosa per loro, ma che forse potevo fare qualcosa con loro. E alla fine hanno fatto loro qualcosa per me - e non solo perché hanno cucinato il primo pasto che abbiamo condiviso. Se per comunicare è stato fondamentale il prezioso aiuto delle interpreti e di google translate, alcune cose davvero non hanno bisogno di traduzione per essere comprese.

Come nel nostro secondo incontro. Su un tavolo abbiamo srotolato qualche metro di carta. Abbiamo ascoltato musica che parlava del mondo, della natura, della sua bellezza, che cantava lo stupore, la gratitudine e la lode. I presenti non capivano le parole in inglese, e non era stata data alcuna informazione sulla composizione. Semplicemente, i partecipanti sono stati invitati a disegnare su un medesimo, gigantesco foglio quanto veniva loro in mente ascoltando la musica: hanno disegnato simboli di pace, case, bandiere dell'Ucraina, ma anche arcobaleni, fiori, alberi, farfalle, nuvole. Con un orecchio ascoltavano la musica, con l'altro auscultavano il loro desiderio di tornare a una casa ancora integra, bella, immersa nella primavera. Il rotolo con i disegni (a cui hanno dato il titolo "Con amore per l'Italia") è rimasto appoggiato su una mensola, fuori dalla cucina, spostato giusto per poter apparecchiare... e poi lasciato in disordine - come spesso capita in ogni "casa". Non lo abbiamo appeso - non era un cartellone; non lo abbiamo archiviato - non era un esercizio ben svolto: lo abbiamo conservato con una certa gelosia, come una storia che si ripone sullo scaffale per raccontarla solo a chi ci vuole bene. Quasi un piccolo rotolo dell'Exsultet che racconta in immagini una storia di salvezza, di fraterna solidarietà.


Negli altri pomeriggi passati insieme abbiamo potuto cantare, ballare, persino. Tutti i volti ormai amici non erano più "i presenti al laboratorio" ma erano "il presente, in un laboratorio". Abbiamo attinto alla musica delle radici, al canto popolare, e alle danze che rendono ogni festa degna di tal nome.

Avvicinandosi la Pasqua, è stato quasi naturale pensare a un momento in cui ci si potesse dire grazie a vicenda, non solo a parole ma anche con quei gesti che avevamo esplorato insieme. Un momento in cui condividere di nuovo il pane, come il primo giorno insieme, dopo aver cantato e danzato per tutti i volontari e gli operatori che in queste lunghe settimane hanno dato il meglio per aiutare, affiancare, accompagnare, accogliere. Chi sarà passato per via dei Servi la mattina del giovedì santo forse avrà sentito qualcosa di questo senso di festa e di gratitudine, perché ancora una volta ci si è potuti donare un po' gli uni agli altri.




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