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  • Ciro Ludovico

Per essere operatrici e operatori nel sociale oggi...

Aggiornamento: 6 apr 2023

L’evento del progetto “Dalle Radici” di Caritas Modenese in occasione del World Social Work Day 2023 per contribuire alla riflessione condivisa con chi opera nel sociale oggi nella nostra città


Martedì 21 marzo, presso la Parrocchia di Gesù Redentore, si è tenuto l’evento in occasione della Giornata mondiale del Lavoro Sociale, frutto di un lavoro di pensiero collettivo che ha coinvolto ­Caritas Modenese, il Servizio Sociale Territoriale, il PUASS e UISP di Modena, esito della lungimirante collaborazione tra Chiesa locale, Istituzioni pubbliche e reti associative del territorio. L’intento della giornata è stato quello di offrire un’occasione per riflettere su quale sia il compito primario del lavoro sociale oggi.

In apertura, il Vicario generale e della Carità, Giuliano Gazzetti, ha ribadito la centralità del principio di sussidiarietà, fondativo per la dottrina sociale della Chiesa e per le politiche di welfare nazionale: «Compito della Chiesa e dello Stato è valorizzare la presenza capillare di corpi intermedi che promuovono il bene comune e il primato della persona, come soggetto portatore di dignità e libertà». Il vicedirettore di Caritas, Federico Valenzano, ha ripercorso le principali evoluzioni storiche che hanno attraversato le professioni sociali, e posto particolare attenzione ad una precisazione: «non parliamo di “lavoro sociale” ma di “lavoro nel sociale”. Questa preposizione non è solo un interstizio: apre a un nuovo paradigma epistemologico».

Per rispondere alla domanda: «chi è, oggi, l’operatore sociale?», Alessandra Matarrese, Assistente Sociale del Comune di Modena, ha offerto brevi passaggi delle “storie vere” delle persone che ha incontrato nell’esperienza professionale, spiegando come nei momenti di crisi più stringente: «Ci si è detti che l'operatore sociale da solo non basta più. Il nostro sguardo deve arrivare a tutta la gente che vive il territorio. L'oggetto del lavoro sociale non è la risorsa da attivare, ma è la conoscenza, la prossimità». Flavio Bonacini, operatore di prima accoglienza di un Polo sociale cittadino, ha affermato che occorre lavorare per evitare una burocratizzazione che costringa l’amministrazione entro un modo di operare fisso e definito: «La grande mutevolezza dei nostri territori necessita di prassi che si colleghino dialetticamente con le contraddizioni e le risorse delle nostre comunità».

Maria Rita Fontana, referente della Caritas parrocchiale e dell’esperienza de “L’asilo dei nonni di Gesù Redentore, Vicedirettrice di Caritas Diocesana, ha raccontato come: «l’esperienza parrocchiale avviata per alleviare la solitudine degli anziani del territorio è diventata un aiuto fondamentale per i loro familiari e un sostegno per la rete dei Servizi». Fabia Giordano, in rappresentanza di UISP assieme a Marisa Zaghini, ha sottolineato: «Sport è sociale a tutti gli effetti: è prevenzione, è incentivo alla socialità. Lavorare nel sociale non è solo gestire il disagio. È occuparsi di tutti noi».

A conclusione dei lavori l’Assessora alle Politiche Sociali del Comune di Modena, Roberta Pinelli, ha ricordato come dal 2015 il Servizio Sociale Territoriale abbia avviato una ristrutturazione del proprio assetto organizzativo ed un percorso di formazione per gli operatori di tutti i livelli. Anche l’emergenza pandemica ha offerto importanti apprendimenti: «Davanti alla stretta di dover prendere decisioni faticose, difficili, senza punti di riferimento abbiamo scoperto la rete, le reti. L'intera comunità deve continuare a sentirsi responsabile. La Chiesa dice “di mio fratello”, il Comune dice “del cittadino”. Il significato rimane immutato, per quanto possiamo usare parole diverse perché abbiamo esperienze, tradizioni e culture diverse».

La seconda parte della serata si è svolta in maniera conviviale e altrettanto significativa per vivere concretamente un'esperienza di comunità, grazie alla cena preparata e offerta dalle donne del laboratorio “Intrecci di gusto” di Caritas Modenese, che attraverso la socializzazione e la condivisione del cibo valorizza ciascuna delle sue componenti in quanto portatrice di saperi, risorse, conoscenze.

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