• Caritas Modenese

Le tre strade della carità

di Eros Benassi - Direttore Caritas diocesana


L’udienza di papa Francesco per i 50 anni di Caritas italiana con le delegazioni diocesane


Le vie degli ultimi, del Vangelo e della creatività come guida nel percorso pastorale e operativo, con un’attenzione particolare anche alle nuove generazioni «Se non siamo capaci di guardare negli occhi i poveri, di toccarli con un abbraccio, non faremo nulla»

Sabato 26 giugno in Vaticano, nell’aula Paolo VI, papa Francesco ha ricevuto le delegazioni delle Caritas sia nazionale che diocesane, in occasione del 50° anniversario della fondazione della Caritas da parte di papa Paolo VI. Correva l’anno 1971 e si sperimentava in Italia il rinnovamento avviato dal Concilio. Nell’udienza, papa Francesco ha confermato di essere davvero ispirato e profetico perché in modo suggestivo e stimolante, ha indicato tre cosiddette vie da seguire dal punto di vista pastorale ed operativo. Le tre vie indicate sono: la prima definita la via degli ultimi; la seconda, la via del Vangelo; la terza, la via della creatività. Dice papa Francesco: «È bello allargare i sentieri della carità, sempre tenendo fisso lo sguardo sugli ultimi di ogni tempo. Allargare sì lo sguardo, ma partendo dagli occhi del povero che ho davanti. Lì si impara. Se noi non siamo capaci di guardare negli occhi i poveri, di guardarli negli occhi, di toccarli con un abbraccio, con la mano, non faremo nulla...». Con la via degli ultimi, non possiamo non ricordare una sorta di slogan contenuto in un documento della Chiesa italiana del 1981: La Chiesa e le prospettive del paese in cui si invita a «ripartire dagli ultimi» perché se stiamo dalla parte degli ultimi, stiamo dalla parte di tutti ed evitiamo distinzioni sociali che rischiano di fratturare la comunità. Dice ancora papa Francesco: «Sono i poveri che mettono il dito nella piaga delle nostre contraddizioni e inquietano la nostra coscienza in modo salutare, invitandoci al cambiamento. E quando il nostro cuore, la nostra coscienza, guardando il povero, i poveri, non si inquieta, fermatevi..., dovremmo fermarci: qualcosa non funziona». Per quanto riguarda la suggestione della seconda via del Vangelo, il Papa afferma: «È lo stile descritto da San Paolo, quando dice che la carità «tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,7) (...) La carità è inclusiva, non si occupa solo dell’aspetto materiale e nemmeno solo di quello spirituale. La salvezza di Gesù abbraccia l’uomo intero. Abbiamo bisogno di una carità dedicata allo sviluppo integrale della persona: una carità spirituale, materiale, intellettuale». Poi aggiunge altri due criteri di carattere sia biblico teologico che di azione pastorale: le due pagine evangeliche delle Beatitudini e delle opere di misericordia di Matteo 25 che, in questa sede, non hanno certamente bisogno di spiegazioni. E infine la terza via della creatività che scuote continuamente la nostra fantasia per essere sempre al passo dei tempi, per andare oltre la rassegnazione e acquisire così una capacità progettuale e pedagogica sempre attenta alle esigenze dei fratelli più fragili e in situazione di disagio. Siamo quindi invitati a sviluppare la fantasia della Carità, come la definiva Giovanni Paolo II (cfr. Lett. ap. Novo millennio ineunte, 50). In conclusione, papa Francesco ci chiede anche di avere un’attenzione particolare per le nuove generazioni: «Sono le vittime più fragili di questa epoca di cambiamento, ma anche i potenziali artefici di un cambiamento d’epoca. Sono loro i protagonisti dell’avvenire – e aggiunge - La Caritas può essere una palestra di vita per far scoprire a tanti giovani il senso del dono, per far loro assaporare il gusto buono di ritrovare sé stessi dedicando il proprio tempo agli altri. Così facendo la Caritas stessa rimarrà giovane e creativa, manterrà uno sguardo semplice e diretto, che si rivolge senza paura verso l’Alto e verso l’altro, come fanno i bambini. Non dimenticare il modello dei bambini: verso l’Alto e verso l’altro». Ora la Caritas ha il compito, su mandato esplicito ed autorevole, di attuare gli stimoli, i criteri e le indicazioni tracciate. Al lavoro e, quindi, rimbocchiamoci le maniche e diamoci da fare.


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