• Caritas Modenese

Tutto è mosso dall'amore

Aggiornato il: lug 9

di Anna Maria Guagnano


“Sabato 5 giugno, presso la parrocchia di San Faustino, nella vigilia della domenica del Corpus Domini, il vescovo Erio Castellucci e i volontari delle Caritas parrocchiali della diocesi si sono incontrati per la celebrazione eucaristica al termine dell’anno pastorale. Dopo mesi di relazioni a distanza, questa è stata occasione per rivivere la gioia dell’incontrarsi, ringraziare il Signore del servizio di un anno intero e rifondare nel Suo amore il senso del cammino che ci attende.


Federico Valenzano, vicedirettore della Caritas, nel suo benvenuto iniziale ci ha ricordato che «siamo venuti a celebrare questa Eucaristia con il nostro vescovo per ringraziare il Signore di quest’anno pastorale e dei tanti frutti raccolti nonostante un tempo così faticoso e difficile.


Tante volte noi ci incontriamo per “fare”, per “servire”, per “essere di aiuto”, ma la Parola di oggi ci invita a preparare la Pasqua». Nei mesi trascorsi i volontari hanno continuato con generosità ad offrire ascolto e sostegno materiale ad un numero sempre crescente di situazioni di disagio e al contempo hanno desiderato compiere, con l’accompagnamento della Caritas diocesana, un percorso di formazione spirituale a partire da alcune frasi della cartolina pastorale del vescovo Erio: «Fermarsi o ripartire», «L’essenziale ha a che fare con le relazioni», «Tutto è dono», «Il coraggio della speranza». Questo tempo dedicato all’ascolto della Parola e agli insegnamenti del nostro pastore, ci ha stimolato a rileggere in una pluralità di sguardi, la crisi sanitaria e sociale in atto e a vederla come opportunità di rigenerazione del discernimento, della progettazione e della quotidianità vissuta accanto ai più poveri. Alcune parole, da sempre presenti nel vocabolario di Caritas, si stanno riempiendo in questo tempo di nuovi e inaspettati significati, che grazie al confronto e alla relazione tra volontari delle diverse parrocchie andiamo gradualmente scoprendo. Lorena Molinari, di Camposanto, ha condiviso come nei territori della Bassa la fede, che opera la carità, richiama a guardare nell’intimo, ma anche ad uscire da sé verso i poveri, spingendo a intrecciare relazioni e collaborazioni intra ed extra ecclesiali sempre nuove.


Simona Ori, volontaria di Spilamberto, nella realtà della «Pedest», ci ha ricordato che l’ascolto è ciò che lascia esistere l’altro, è una necessità primaria e con l’ascolto e l’accoglienza diciamo al prossimo: raccontami, perché mi interessi. Il diacono Alberto Brini, del vicariato di Campogalliano-Nonantola, ha vissuto l’esperienza del “tessere legami” come una rete che è sempre aperta, che si allarga in continuazione, mettendo insieme sguardi, conoscenze, risorse e capacità diversi. Del rinnovare ci ha parlato Maria Rosa Fontana, della parrocchia di Formigine, nel vicariato della «Pedeovest», ricordandoci che è lo spirito di Dio che fa nuove tutte le cose e che essere nuovi significa sentirsi rigenerati nelle motivazioni profonde. La fiducia, di cui ci ha parlato Ciro Ludovico, operatore del progetto «Fiducia nella città», è necessaria per «rafforzare i legami con il territorio e con chi lo abita, partendo dal basso, alimentando piccoli circuiti di reciprocità». In questa solennità il vescovo ci ha aiutato a ricordare che «l’Eucaristia è il sacramento della carità. È incrocio in cui si danno appuntamento le principali caratteristiche dell’amore: presenza, sacrificio e condivisione. L’amore ha la forma della presenza reale, non lo si vive a distanza perché desidera esserci. Il sacrificio è farsi dono perché l’amore costa sempre qualche goccia di sangue, scortica, richiede una parte di sé. L’amore non è sentimento, ma comandamento e va deciso. La condivisone infine crea legami perché non si vive da soli, ma insieme, relazionandosi».


“il vescovo ci ha aiutato a ricordare che «l’Eucaristia è il sacramento della carità. È incrocio in cui si danno appuntamento le principali caratteristiche dell’amore: presenza, sacrificio e condivisione»”.

Il vescovo Erio, a conclusione della celebrazione, ha lasciato un messaggio a tutti i volontari e operatori della grande famiglia della Caritas augurando a ciascuno la «premura di Gesù che lascia riposare il discepolo amato sul suo petto e si prende cura del discepolo che lo tradisce, spezzando il pane anche per lui». Al termine di questo anno, che ha visto tutti noi vivere con sofferenza la pandemia, la preghiera e il ricordo vanno a coloro che non ci sono più, a chi è stato più segnato nella malattia e nella perdita di un affetto caro e a tutti gli uomini e le donne che con il proprio servizio volontario o con la propria professione, si sono fatti prossimo con una presenza desiderosa di esserci, con sacrificio che ha rischiato il dono di una parte di sé e nella condivisone che crea legami e non lascia alcuno da solo, certi delle parole del nostro vescovo, che è in questo crocevia di esperienze che si trova e si vive l’amore."


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