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  • estefano tamburrini

“Politiche sociali: adeguate ai tempi e ai bisogni?”


Riflettere, studiare, capire per orientare la nostra azione pastorale: questo l'invito con cui don Marco Pagniello ha aperto il Seminario "politiche sociali: adeguate ai tempi e ai bisogni" tenutosi a Roma lo scorso 1° dicembre. Iniziativa nata alla luce dell'ultima manovra di bilancio e che dà il via a un itinerario di confronto sui poveri, che protagonisti di "una scelta preferenziale" nell'azione della nostra Caritas: perché la povertà non è una colpa, ma un ostacolo "di ordine economico e sociale" che siamo tenuti a superare per promuovere "il pieno sviluppo della persona umana", come dispone l'articolo 3 della nostra costituzione. Ostacolo, questo, che fino al 2016 veniva "interamente gestito da esperienze locali" come ricordato da Cristiano Gori, professore dell'Università di Trento, che ha ricostruito l'evoluzione delle politiche di contrasto alla povertà in Italia, "ultimo Paese europeo a legiferare in materia, con il Sostegno di inclusione attiva implementato nel 2016, poi sostituito dal Reddito di inclusione e, infine, dal Reddito di cittadinanza nel 2019". Quest'ultimo al centro di "campagne mediatiche che ne promuovono l'abolizione, mentre le forze politiche sono divise tra il rafforzamento della misura, nel caso del PD e del M5S, o la sua sostituzione, come contemplato dal disegno di Legge di bilancio, che prevede l'abrogazione del reddito dal 1° gennaio 2024". Misura preceduta da una fase intermedia, in cui i destinatari considerati occupabili percepiranno otto mensilità - anziché dodici - in attesa del loro rientro nel mercato del lavoro. Traguardo che si complica laddove il criterio degli occupabili non riguarda le competenze del singolo, ma la composizione del proprio nucleo famigliare, tenendo conto della presenza di componenti disabili, minori o ultra 60enni”. Criterio discutibile, quello degli occupabili, “che riflette la confusione di un discorso pubblico non parla di inclusione sociale, ma lavorativa".

Inclusione difficile se consideriamo che sono "oltre 400mila gli occupabili che dovrebbero trovarsi un lavoro entro la prima metà del 2023" spiega il Professore Massimo Baldini dell'Unimore, sottolineando "il disallineamento tra le famiglie in povertà assoluta e i criteri per accedere al reddito di cittadinanza, percepito soltanto dalla metà di loro" (43% delle famiglie povere vive nel nord, ma solo la metà di loro percepisce il reddito). Per Baldini, tale disallineamento dovuto "non solo alla differenza tra i criteri con cui l'Istat misura la soglia della povertà e i requisiti di accesso al Reddito, ma anche agli stereotipi che mettiamo in campo quando parliamo di povertà". Fenomeno, quello della povertà che "raggiunge il 25% della popolazione italiana, rendendo il nostro Paese quint'ultimo in Europa; quart'ultimo per il tasso di lavoratori poveri e penultimo nel tasso di povertà in età lavorativa" dichiara Daniele Pacifico dell'Ocse, ricordando la fragilità di un modello che “inserisce le politiche di sussidio e le politiche attive in un singolo contenitore, che è il reddito di cittadinanza: se si perde il primo, si esce anche dai percorsi di reinserimento lavorativo”.

Secondo Nunzia De Capite, sociologa presso Caritas Italiana, spesso la “revoca del reddito è avvenuta anche dopo la sesta mensilità, sollecitando la restituzione degli importi incassati generando problemi non indifferenti per famiglie fragili, già seguite dalle nostre Caritas”. Un fenomeno dovuto al mancato allineamento del contributo con i Servizi e i territori”. Una fragilità “che evidenzia il mancato allineamento tra sistemi di informazione che spesso non dialogano tra loro, dando la sensazione di frammentazione nei percorsi di inclusione”, che “non rappresentano un traguardo, ma un processo che si rinnova nel dialogo tra gli attori Statali e locali, così come nel coordinamento tra amministrazioni e soggetti che operano nei territorio”. Qui risiede, secondo De Capite, un punto di partenza “per allestire politiche attive, di inclusione sociale, in grado di coordinare l’insieme di sforzi già messi in campo dalle singole organizzazioni”.

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