• Estefano Tamburrini

A ritrovar le storie: a Modena il teatro è una cosa viva

Aggiornamento: 2 giorni fa

Uno spettacolo che è «la narrazione di una città dove le parole perdono valore e consistenza; dove le persone fanno sempre più fatica ad ascoltarsi»

Lunedì 1° agosto il Parco XXII Aprile a Modena è diventato il palcoscenico dello spettacolo “A ritrovar le storie”. Opera teatrale prodotta dal Teatro dell’Orsa di Reggio Emilia e promossa dal Progetto 8xmille CEI “Fiducia nella Città” all’interno della rassegna culturale estiva “Vivi il Parco XXII Aprile”.

Lo spettacolo è iniziato alle 21.00, arricchendo la serata degli abitanti del quartiere Crocetta-Sacca, specialmente dei bambini e adolescenti che sono soliti a riempire di vita gli angoli del Parco e i suoi dintorni. Quest’ultimo rappresenta «un confine, un luogo di conoscenza nel quale coesistono culture differenti: il nostro ruolo è quello di essere ponti di incontro tra persone provenienti da culture ed estrazioni sociali diverse» dichiara Monica Morini (nella foto), fondatrice del Teatro dell’Orsa, sottolineando che in questa funzione sociale risiede la dimensione politica del teatro, destinato a un’interazione viva con gli abitanti della Polis.


L’evento è stato anche un invito a risvegliare in noi l’arte di raccontare, giocando sui vissuti che le parole portate da due personaggi – il Saltimbanco e l’Oca – suscitano sugli abitanti della Comunità. “A ritrovar le storie” è un intreccio di racconti popolari che, ispirandosi all’omonimo libro, pone l’accento sul valore della comunicazione: eccessivamente ridimensionato in un tempo in cui diamo poco peso alle parole e non dedichiamo abbastanza tempo all’ascolto.

Per Monica Morini, «“A ritrovar le storie” è la narrazione di una città dove le parole perdono valore e consistenza; di una città i cui abitanti fanno sempre più fatica ad ascoltarsi: argomento di attualità, questo, che aiuta a riproporre una serie di storie che, come tutti racconti popolari, hanno le gambe lunghe e producono l’incontro fra culture differenti». Secondo l’attrice, «l’estetica del Parco ci ha dato l’opportunità di allestire un teatro orizzontale, interattivo, dove i partecipanti prendono parola e si impegnano all’ascolto reciproco: è il rito dell’incontro. E, come ogni rito, ha le sue regole. Io stessa, se sono portatrice di racconti, devo saper ascoltarli per farne tesoro».

All’origine dell’immagine che abbiamo della nostra comunità ci sono le parole: tutte in grado di valorizzare o sminuire, apprezzare o etichettare il prossimo o l’ambiente in cui viviamo

Si tratta di un esercizio di memoria e di immaginazione, che evoca il nostro passato attraverso la letteratura: strumento idoneo per riscoprire quella che papa Francesco definisce «la mistica del vivere insieme». Perché all’origine dell’immagine che abbiamo della nostra comunità ci sono le parole: tutte in grado di valorizzare o sminuire, apprezzare o etichettare il prossimo o l’ambiente in cui viviamo. Questa riflessione si pone in continuità con la finalità di “Fiducia nella città”, che ha l’obiettivo di rilevare le esigenze delle persone incontrate e attivare la comunità intorno a tali esigenze.

Per una Caritas diocesana, le proposte culturali sono lo strumento idoneo per promuovere tale attivazione. Proposte, tutte, finalizzate a valorizzare i beni comuni così come lo spazio pubblico come luogo privilegiato della cultura. Spazio, questo, che non si riduce a ciò che resta della somma di proprietà che coesistono nel contesto urbano, ma che può trasformarsi in luogo idoneo per coltivare, e rinnovare, i legami sociali. Questa l’idea a partire dalla quale la Caritas diocesana di Modena propone, sempre nel Parco XXII Aprile, una serie di attività destinate a mettere in dialogo persone provenienti da realtà sociali e geografiche differenti.

La Caritas diocesana di Modena propone nel Parco XXII Aprile delle attività per mettere in dialogo persone provenienti da realtà sociali e geografiche differenti

Sempre il 1° agosto, presso il “Laboratorio Crocetta”, una decina di ragazze e ragazzi dell’IC10 hanno partecipato a un laboratorio educativo di panificazione condotto dallo chef Francesco Esposito di Iscom formazione. Il laboratorio è stato seguito da un momento conviviale che ha coinvolto anche i genitori dei giovani partecipanti. Occasione preziosa, anche questa, per mettere in pratica l’arte di raccontarsi e ascoltarsi a vicenda, come suggerito, qualche ora dopo, da una replica serale che ha coinvolto tutti, trasformando il teatro in una cosa viva. A dimostrarlo, i bambini del Quartiere, che con il loro stupore si sono resi attori protagonisti di questa serata culturale.

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