Per un lessico del lavoro sociale

Un lessico per condividere quello che stiamo facendo, provando a pensare insieme

lèssico s. m. [dal lat. mod. lexicon (v.)] (pl. -ci). – 1. Dizionario, vocabolario, come opera che registra alfabeticamente le parole di una lingua dando di ciascuna la spiegazione; (…) 2. Il complesso dei vocaboli e delle locuzioni che costituiscono una lingua, o una parte di essa, o la lingua di uno scrittore, di una scuola, o di un qualsiasi parlante (in questo senso, è meno com. di vocabolario) (…) l. familiare, insieme di vocaboli e modi espressivi, spesso molto personali anche nella formazione, che sono consueti nella comunicazione tra i membri di una famiglia o di una cerchia molto ristretta (l’espressione ha avuto diffusione soprattutto dal titolo dell’omonimo romanzo autobiografico [1963] della scrittrice Natalia Ginzburg, nel quale sono narrate le vicende di una famiglia borghese attraverso la minuziosa registrazione delle comunicazioni quotidiane, in cui le parole, valide solo al suo interno, acquistano significati particolari).

Nella foto: volontari e operatori riuniti nei pressi del Laboratorio Crocetta (foto del Giovedì Santo, 1° aprile 2021)

La scelta del termine lessico richiama intenzionalmente il celebre “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg, che racconta la storia della famiglia ebrea dell’autrice nella Torino fra anni Trenta e Cinquanta. Natalia, ultima dei cinque figli di casa Levi, ne è la voce narrante. Con assoluto rispetto della verità e, per certi versi, mantenendo l’incanto della fanciullezza, l’autrice non si limita a ripercorrere con la memoria le vicende dei suoi cari, ma ne fissa per sempre anche il linguaggio (che, come sappiamo, è unico per ogni nucleo famigliare), i motti, le abitudini radicate.
“Lessico” ci piace perché pensiamo che le strade della memoria passino anche attraverso il ricordo di frasi, modi di dire, espressioni gergali. Scrive Natalia Ginzburg: “Noi siamo cinque fratelli. Abitiamo in città diverse, alcuni di noi stanno all’estero: e non ci scriviamo spesso. Quando c’incontriamo, possiamo essere, l’uno con l’altro, indifferenti, o distratti. Ma basta, fra noi, una parola. Basta una parola, una frase, una di quelle frasi antiche, sentite e ripetute infinite volte, nel tempo della nostra infanzia, per ritrovare a un tratto i nostri antichi rapporti, e la nostra infanzia e giovinezza, legata indissolubilmente a quelle frasi, a quelle parole”.
Nel nostro caso il termine seguito dalla preposizione per indica un auspicio, un desiderio. L’auspicio e il desiderio di riuscire a prenderci un tempo per dirci cosa intendiamo con certe espressioni che utilizziamo, con le parole che più frequentemente ricorrono nel nostro lavoro. Condividere il linguaggio è una delle condizioni per conoscere insieme la realtà; e risulta necessario non limitarsi a condividerlo solo tra noi, operatori del settore o persone impegnate nel sociale, ma comunicarlo anche al nostro esterno, condividerlo con coloro che sono estranei al lavoro sociale. Socializzare un vocabolario, un lessico concettuale, non vuole certo creare un nuovo gergo, costituire una “famiglia” linguistica (e noi di fatto non lo siamo) ma allestire una condizione per potersi riconoscere, nelle differenze, come soggetti che operano in una comunità, in dialogo con questa e tra loro.

L’idea alla base del nostro lessico è la proposta di riflettere su parole che spesso appaiono simili e che vengono altrettanto di frequente usate come sinonimi, e che invece presentano importanti differenze di significato.
Dopo una prima riflessione, auspichiamo un confronto interno al gruppo di lavoro tra gli operatori della Caritas Diocesana e gli Assistenti sociali del Servizio sociale Territoriale. E un successivo confronto con le persone con le quali lavoriamo e collaboriamo per accogliere anche il loro punto di vista, le loro “traduzioni” nel quotidiano.
Siamo infatti persuasi che solo un ascolto e un confronto permanenti, il meno asimmetrici possibile, rendano possibile l’incontro tra persone, oltre i ruoli. E siamo convinti che un lessico condiviso, che potrà anche prendere la forma di una piccola pubblicazione da restituire al quartiere e alla città, sia un utile esercizio di riflessione comune e scrittura collettiva, in grado di arricchirci come operatori sociali e, soprattutto come persone e cittadini.

Le parole del nostro lessico (stimoli di partenza)

Emergenza/Emergente

Urgenza/Urgente

Federico Valenzano

Modena 30 Marzo 2021

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