Mille nomi, un nome solo

Lettera dell’Arcivescovo Erio Castellucci in occasione della XXVI giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia.

Mille nomi e più: un elenco provvisorio, che purtroppo non termina e si aggiorna continuamente e drammaticamente. Un elenco che è uno sfregio all’umanità, come la ferita di un’arma che non smette di colpire il cuore delle nostre società e che assume nomi sinistri e purtroppo ben noti: mafia, ndrangheta, camorra, sacra corona unita; parole che destano inquietudine, paura, terrore. Non sono più sacche di criminalità e illegalità racchiuse geograficamente nelle loro regioni d’origine, relegate in alcuni territori: sono invece come il sangue infetto che scorre nelle vene delle nostre città, che arriva nelle propaggini più estreme della penisola. Scoraggiarsi? Rassegnarsi? No di certo: sarebbe un modo per infangare la memoria dei martiri della giustizia.

Si sta risvegliando, in tante parti del paese, la coscienza della legalità; fa leva sul senso innato di fraternità che abita il cuore umano; un senso troppo spesso sepolto sotto la polvere delle ipocrisie, dei compromessi e dei silenzi, fin dai tempi di Caino, cioè da sempre. Ma si sta risvegliando, dicevo: e soprattutto attraverso l’opera di persone, famiglie e associazioni che, come Libera, coagulano le migliori energie della società, delle istituzioni e delle comunità cristiane.

Mille nomi e più: quelli delle vittime innocenti della criminalità organizzata non si pronunciano come quelli dell’elenco telefonico; si pronunciano come quelli degli amici più cari. Molti di loro non hanno fatto cose straordinarie, non sono stati né eroi né santi: sono stati semplicemente uomini e donne onesti e seri. Tante provenienze, idee molto differenti, esperienze eterogenee, compiti e ruoli diversi… ma un filo comune: la rettitudine. Persone giuste: ecco cosa sono stati i martiri della giustizia, le vittime della mafia. Ed è proprio la passione per la giustizia, vissuta nel quotidiano, che può perforare il muro dell’illegalità.

Le azioni mafiose nel territorio della nostra Regione e della nostra Provincia assumono forme camaleontiche: si mimetizzano, si infiltrano nei canali più disparati; non percorrono le vie della violenza esplosiva, eclatante e rumorosa, come è accaduto altrove; oggi raramente, qui al Nord, la mafia spara o rapisce; piuttosto segue le strade degli affari illeciti, del commercio di droga, dei racket… e in questo tempo di gravissima crisi economica le mafie, disponendo di abbondante liquidità, sono particolarmente attive.

Allora, oggi, è ancora più grande la portata simbolica, oltre che reale, della confisca dei beni alla mafia per una loro riconsegna alla società civile. Il riutilizzo di edifici, beni immobili, società, aziende è un forte segno di incoraggiamento e di speranza per tutti; abitazioni, garage e terreni sottratti alla malavita organizzata e trasformati in luoghi di vita e lavoro onesti sono delle vere e proprie metamorfosi, trasformazioni rigeneranti. Non è solo una nuova destinazione: è una destinazione nuova, una ripartenza, una “trasfigurazione”. È una nuova vita resa possibile dall’opera congiunta di tanti cittadini, da operatori di giustizia e forze dell’ordine, da amministratori e da pastori dedicati al bene comune e alla crescita della società e della Chiesa. Per noi cristiani questa trasfigurazione non è semplicemente opera umana, ma è un frutto dello Spirito, un raggio dell’amore di Dio che opera nel cuore delle donne e degli uomini di buona volontà.

Mille nomi, dunque, ma in realtàun nome solo: coraggio; proviene da “cuore” e indica la forzainteriore, la raccolta di tutte le proprie energie per progettare il bene, perrilanciare la speranza. Di null’altro abbiamo bisogno, se non del coraggio cheapre il varco della speranza.

Erio Castellucci

Arcivescovo di Modena-Nonantola e Carpi

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