I poveri, banchieri dei nostri talenti

Domenica 15 novembre, in occasione della IV Giornata mondiale dei poveri, si è tenuto il convegno «Disabilità e inclusione – esperienze e buone pratiche al tempo del Covid–19», organizzato dalla Consulta diocesana delle opere caritative, la quale «ha voluto promuovere, come ogni anno, un evento per sensibilizzate la comunità sul tema della povertà», ha spiegato la vicedirettrice della Caritas diocesana, Maria Rita Fontana, mentre ha dato il benvenuto a «questa esperienza insolita, a distanza, che parte da un invito di papa Francesco: “tendi una mano al povero”». L’evento, infatti, è stato trasmesso in diretta streaming sul canale Youtube dell’Arcidiocesi di Modena– Nonantola, registrato dalla sala multimediale allestita alla Città dei ragazzi e ancora disponibile online per chi non fosse riuscito a seguirlo. Fra i molteplici volti che assume la povertà, la Consulta ha deciso di dedicare questa IV Giornata mondiale dei poveri ai disabili: «Sebbene tutti siamo stati colpiti dalla pandemia, sono stati loro i più colpiti durante questa emergenza», ha spiegato Eros Benassi, direttore della Caritas diocesana, nell’introdurre l’esperienza di «realtà del territorio che entrano nelle periferie esistenziali e si fanno prossime ai disabili». Tale è il caso dell’istituto Charitas di Modena, Azienda pubblica di servizi alla persona (Asp) che dal 1942 ospita persone affette da gravi disabilità in collaborazione con diversi enti e istituzioni per dar vita a «forme di welfare aziendale» che, secondo Mauro Rebecchi, presidente dell’istituto «ci aiutino a costruire ponti tra le persone seguite – le quali al momento sono circa cento – e la comunità». La residenza ha resistito alla pandemia rimodulando buona parte delle sue attività. La direttrice Chiara Arletti ha raccontato le rinunce e i sacrifici che «i ragazzi, le famiglie e operatori hanno dovuto fare per superare questa la fase più acuta dell’emergenza» e, ha aggiunto, «la complessità della nostra realtà ci ha costretto a chiudere per primi isolando i ragazzi, garantendo la comunicazione telematica con i loro genitori e parenti e riorganizzando le attività all’interno». La gratuità di operatori ed educatori ha rappresentato un valore aggiunto in questo processo. L’improvvisa chiusura del Centro diurno Borghi, che accoglieva più di venti ragazzi, «ha reso difficile la situazione per le famiglie con cui ci siamo mantenuti in contatto».

L’attenzione prodigata da Asp Charitas ai suoi ospiti è ritenuta «un’estensione della cura e dell’amore dei genitori» da persone come Maria Grazia, mamma di un ragazzo ospitato nel Centro residenziale, così come da Lucia, sorella di Giuseppe, i cui genitori, mentre erano in vita, ritenevano gli operatori del Charitas «come una famiglia». Il diacono Gabriele Benatti, referente diocesano per la disabilità, nel suo intervento ha sottolineato che «siamo tutti invitati a entrare con rispetto e delicatezza in quelle zone d’ombra che ci sono nelle nostre parrocchie, con i sandali in mano perché attraversiamo un luogo sacro». Lo hanno confermato le testimonianze di Marco, Mauro e Giuseppe, le cui esperienze ci chiedono di entrare in relazione, di fermarci e di ripensare le nostre forme di convivenza per costruire città più inclusive. E ce lo ricorda l’arcivescovo Erio Castellucci che, citando papa Francesco, definisce i poveri e, in questo caso i disabili, «i banchieri dei nostri talenti», in quanto «è con loro che possiamo farli fruttare in un tempo in cui serve, appunto, tanto Charitas e tanta Caritas». Parole molto vicine e che ci invitano a «generare circoli virtuosi in cui non ci sia distinzione tra chi ha e chi riceve».

EJST

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