I fondi dell’8xmille per i più bisognosi

DI ESTEFANO SOLER T AMBURRINI

C’è una comunità che non si è mai fermata. Grazie allo stanziamento dei fondi Cei 8xmille, la Chiesa di Modena ha potuto sostenere, ascoltare e accompagnare le famiglie che hanno visto intensificare le proprie fragilità con le misure restrittive anti–Covid. L’emergenza sanitaria ha portato con sé conseguenze economiche e sociali di fronte alle quali «non bastava dirsi andrà tutto bene» ma bisognava «fare qualcosa di concreto intorno alle virtù di fede, speranza e carità».

«Donne e uomini di Speranza» da aprile a luglio ha raggiunto 256 famiglie in media per un totale di 951 persone, di cui circa 450 minori

Essere «Donne e uomini di Speranza» è stata la proposta della Caritas diocesana ai volontari delle diverse realtà parrocchiali e del territorio in alternativa a paura e incertezze suscitate dalla diffusione del virus. È nata così un’iniziativa in continuità con la riflessione della Caritas italiana durante questi tempi. Sin dall’inizio dell’emergenza, l’organo pastorale della Cei ha articolato tutti gli sforzi nell’attenzione alle povertà e fragilità che il Covid–19 ha messo in evidenza.

Per l’Arcidiocesi di Modena– Nonantola sono stati stanziati 110mila euro e con questi fondi ha preso forma «Donne e uomini di Speranza», progetto nato da un accordo tra la Caritas modenese, Acli e Croce Blu a cui hanno partecipato gli scout Agesci e altre realtà del terzo settore che, in collaborazione con 21 parrocchie e i servizi sociali del Comune di Modena, hanno dato risposta a un’emergenza che non poteva essere affrontata senza prendersi cura di sé e degli altri. In questo senso, la formazione di operatori e volontari è stata fondamentale.

La consegna della spesa si è rivelata come un momento di incontro con persone bisognose di ascolto e di vicinanza. Tutto questo senza sottovalutare i rischi, restando umanamente vicini nel rispetto del distanziamento fisico.

«Donne e Uomini di Speranza» ha portato alle persone incontrate beni di prima necessità, prodotti nel rispetto della terra e dei diritti dei lavoratori, garantendo non solo il diritto all’alimentazione ma un’alimentazione sana. Secondo i volontari, «prendersi cura dell’altro ha facilitato la relazione con i beneficiari che, facendo emergere i loro problemi, dimostrano anche il desiderio di riscoprirsi cittadini attivi all’interno della comunità».

Da aprile a luglio il progetto ha raggiunto settimanalmente una media di 256 famiglie per un totale di 951 persone, di cui circa 450 minori. Da agosto, invece, si è aperta una nuova fase per approfondire l’accompagnamento di molte famiglie ancora in condizioni di fragilità. Anche la città è chiamata a scoprire il proprio ruolo in questo processo. Per questo «Donne e uomini di Speranza » continuerà a sensibilizzare e coinvolgere la comunità, affinché questa sappia scoprire nei più fragili una parte di sé.

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