PROGETTI E ATTIVITA’

scuola penny wirton modena

Una scuola “prossima” La Scuola di Italiano si inserisce come servizio del Centro Diurno della Caritas Diocesana, con l'obiettivo di produrre una maggiore inclusione delle persone straniere con difficoltà linguistiche che già partecipano alle attività del Centro Diurno, insieme a uomini e donne inviati dal Centro di Ascolto, al fine di costruire un contesto particolare grazie al quale conoscere in modo più approfondito le loro storie. La sua particolarità è, infatti, quella di mantenere una costante sinergia con la struttura che la ospita, non solo nella collaborazione ma soprattutto nella progettazione delle attività. Attraverso l’insegnamento della lingua italiana, si intraprendono percorsi di accrescimento delle competenze, valorizzando le risorse personali e relazionali, alla luce dei desideri e delle aspettative dello studente. La Scuola si pone, inoltre, l'obiettivo di diventare strumento di animazione del territorio e di sensibilizzazione sul tema dell'inclusione, attraverso momenti di formazione e confronto sulle buone pratiche con le realtà territoriali che abbiano già in essere questo tipo di attività o che intendano iniziarlo.

L’approccio Penny Wirton

A partire da Giugno 2018, la Scuola di Italiano è entrata ufficialmente a far parte della rete delle scuole Penny Wirton italiane, costituendosi come "Penny Wirton Modena". La scuola Penny Wirton è stata fondata nel 2008 a Roma dallo scrittore Eraldo Affinati insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, ispirandosi alla pedagogia milaniana, ovvero valorizzando al massimo lo strumento della peer education (insegnamento tra pari) tra chi conosce la lingua italiana e chi ha la necessità di apprenderla per vivere. Al centro c’è la relazione tra insegnante e studente, favorita dal metodo di studio basato sul rapporto 1 a 1 (volontario – studente), senza classi, senza voti e senza registri, uscendo dal classico schema della lezione frontale, spesso meno efficace ai fini dell’apprendimento e spersonalizzante per lo studente. (Per maggiori informazioni sul metodo Penny Wirton visita il sito www.scuolapennywirton.it)

I nostri principi ispiratori:

• Un metodo educativo dialogico di ispirazione freiriana, in cui i classici ruoli docente (depositario del sapere) e studente (destinatario passivo del sapere) decadono, con l'obiettivo di avvicinarsi alla persona grazie al dialogo e all'ascolto, in un percorso di co-costruzione delle conoscenze, attraverso la valorizzazione delle esperienze di vita personali in un clima di reciprocità.

• Un contesto di prossimità, che permetta di favorire la condivisione e la connessione di idee e risorse, stimolando la crescita della persona attraverso: una frequentazione settimanale che diventa appuntamento atteso da studenti e insegnanti; uno stile amicale fatto di gesti e attenzioni concreti libero da ruoli prestabiliti; un ascolto empatico che dia priorità alle problematiche concrete affrontate dagli studenti.

• Una didattica inclusiva centrata sulla persona, in quanto soggetto attivo nel percorso di apprendimento. Grande importanza riveste la creatività del gruppo degli insegnanti nella creazione di strumenti di ludodidattica al fine di creare un approccio personalizzato, che tenga conto del livello di alfabetizzazione, delle competenze già in possesso e valorizzi gli interessi e i bisogni di vita quotidiana dello studente.

Dove siamo:

Via dei Servi, 18 – Modena c/o il Centro Diurno della Caritas Diocesana

Orari di apertura:

Mercoledì dalle ore 10:00 alle ore 12:00

Giovedì dalle ore 15:00 alle ore 17:00

A chi è rivolta:

possono accedere gratuitamente gli uomini e le donne maggiorenni di nazionalità straniera con difficoltà linguistiche. Le realtà territoriali possono contattare il Centro di Ascolto della Caritas Diocesana per l’inserimento di persone interessate.

Chi cerchiamo:

I volontari non devono necessariamente possedere qualifiche professionali per l’insegnamento. Si richiede una predisposizione ad entrare in relazione con lo studente, avendo particolare attenzione alle esigenze non solo di natura linguistica ma anche personale, alle fragilità e alle diverse sensibilità culturali.

E’ solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui.” don Lorenzo Milani

L’insegnamento non si può ridurre a una professione ma deve chiamarci in causa come essere umani. Se parli con il tuo maestro interiore puoi scoprire il futuro che c’è negli occhi dei tuoi studenti e che loro non conoscono, ma sei tu a scommettere sui loro futuri” prof. Eraldo Affinati (fondatore metodo di Italiano Penny Wirton)

Alcuni momenti dell'inaugurazione:

Accordion Sample Description
Laboratorio di educazione alla Teatralità PREMESSA

La rappresentazione più comune dei rifugiati che ormai da anni i canali di comunicazione ci propongono è quella degli “sbarchi” che, alla prova dei fatti, si rileva piuttosto limitata. Superato lo sgomento delle immagini che ogni giorno ci mostrano il dramma degli annegamenti, davanti alla presenza invisibile e silenziosa dei tanti rifugiati che vivono nelle nostre città ci si ritrova ancora più lontani da loro e relegati ad un concetto di inclusione dove la loro posizione è sempre subordinata sul piano culturale, lavorativo e relazionale. Sull’accoglienza dei migranti e dei rifugiati la questione oggi più urgente è di natura educativa e ci chiede di pensare e agire affinché si diffondano percorsi di accoglienza, che lavorino per una partecipazione attiva e piena alla vita della società. Il progetto che viene qui presentato si inserisce all’interno di una serie di proposte che hanno l’intento di prendere seriamente in considerazione la questione pedagogica dell’accoglienza. L’obiettivo è il superamento del modello più diffuso dell’alloggio-lavoro-assistenza il cui esito è una richiesta di cambiamento unilaterale dove si sollecitano solo le minoranze senza che la maggioranza si metta in discussione, con la conseguente radicalizzazione delle posizioni che si traduce operativamente in interventi solo di tipo emergenziale a favore dei rifugiati. Questa iniziativa vuole proporsi come un’azione educativa che guarda allo sviluppo integrale della persona e si avvale delle potenzialità che lo strumento del teatro offre come spazio formativo particolarmente favorevole affinché nasca un’autentica reciprocità tra i partecipanti.

DESTINATARI I destinatari del progetto sono i soggetti rifugiati invitati dalla Caritas Diocesana Modenese, da altre cooperative o associazioni impegnate nell’accoglienza a diversi livelli e i giovani operatori o volontari che prestano servizio presso realtà che comprendono questa tipologia di marginalità.

FINALITÀ La finalità della proposta è quello di offrire ai destinatari uno spazio di laboratorio in cui, attraverso l’esperienza teatrale, avere un’occasione di socializzazione e la possibilità di stringere relazioni significative con altre persone. Avere maggiore consapevolezza di se stessi, del proprio corpo, delle proprie modalità di espressione linguistica e di comunicazione con i differenti linguaggi, delle proprie capacità personali e del proprio vissuto interiore. Compiere una ricerca di senso riguardo la propria esperienza di vita.

OBIETTIVI Il progetto si propone di raggiungere le proprie finalità attraverso obiettivi specifici dell’educazione alla teatralità e delle tecniche espressive e creative, cioè aiutando tutti a scoprire e sviluppare le proprie potenzialità espressive naturali, valorizzare la comunicazione non verbale e verbale, raggiungere una presa di coscienza di sé e del proprio corpo.

CONTENUTI • Linguaggio non verbale • Linguaggio verbale • Musicalità • Manipolazione di materiali

METODOLOGIA Ogni incontro in cui si articola il percorso si prefiggerà di essere un momento aggregativo ed educativo all’interno del quale, per ogni partecipante, verranno messe a disposizione tecniche e materiali di lavoro che stimolino la sua fantasia e teatralità naturale. L’esperienza del lavorare in un laboratorio permette di potersi sperimentare in un ambiente protetto, senza timore del giudizio. Al termine di ogni incontro è previsto un momento dedicato alla verbalizzazione, per quanto possibile, dell’esperienza vissuta, in modo da permettere una riappropriazione personale degli elementi scoperti nel corso dell’incontro, e favorire anche il confronto e la condivisone di opinioni, vissuti e scoperte. Nel corso del laboratorio verrà creato insieme ai partecipanti un progetto creativo, che permetterà di dare una conclusione al percorso, di auto-verificarsi riguardo gli apprendimenti raggiunti, di unire in un insieme organico il lavoro sulle varie aree, di raccogliere i vissuti dei partecipanti per portare un messaggio anche ad altri.

 
Domenica 4 Marzo presso il Teatro Arena della Parrocchia di Nonantola con il 1° Workshop si è avviato il Laboratorio di Educazione alla Teatralità che ha visto la partecipazione di un gruppo molto eterogeneo tra ragazzi e ragazze migranti, giovani, volontari e operatori del territorio nonantolano. E' stata l'occasione per sentirsi vicini e fratelli in un modo differente, comunicando soprattutto con i volti, i sorrisi, le mani, il nostro corpo e i nostri sensi sperimentando la possibilità di creare insieme qualcosa di nuovo e di inaspettato frutto di un lavoro comune, lontani dalle distanze culturali e linguistiche che molto spesso ci rischiano di separare.
Lo sguardo degli invisibili

Molto spesso si insiste sull’importanza di farsi prossimi, sulla centralità di una prossimità vissuta e agita intenzionalmente dagli operatori nei confronti dei poveri e delle comunità parrocchiali. Una prossimità che prevede momenti di condivisione, di vicinanza, di disponibilità “a prendere l’iniziativa, a coinvolgersi, ad accompagnare” , citando Papa Francesco. Come fare in modo che tutto ciò non rimanga un “bel discorso” ? Come possiamo sviluppare una capacità di riconoscere gli elementi significativi per l’altro da trasformare in una buona pratica dell’accoglienza? Troppo spesso si dà per scontato che di fronte ai racconti di vita, come operatori, ci si sappia districare “tra le storie narrate”. La sapienza che sta nel Vangelo e il modo in cui Gesù incontrava le persone dovremmo sentirle come indicazioni vive rivolte a noi . Lo sguardo di Gesù è uno sguardo penetrante, intenso, capace di cogliere molti non detti, e la sua apparente passività nei gesti sapeva rendere l’altro protagonista della propria trasformazione: vi è in questo un’intelligenza umana molto sviluppata a dare all’altro dignità, responsabilità, libertà.

Questo progetto di formazione mira a costruire situazioni specifiche in cui insieme operatori e utenti, in modo inedito , possano incontrare lo sguardo dell’altro, sentirlo prossimo e apprendere da questa esperienza. Lavorando insieme con e in relazione a oggetti sensibili (film, testi, riflessioni) si tenta di costruire un luogo in cui l’ascolto si faccia incontro; un luogo che permetta di condividere e di sviluppare una sensibilità più sottile, più raffinata, meno frettolosa, meno costretta nelle maglie scomode della prestazione o del mero soddisfacimento del bisogno. Questo progetto vuole sviluppare l’indicazione che perviene anche dal contesto regionale e nazionale di lavorare con i poveri più che sui poveri; lavorare su quello che c’è più che su quello che manca ; ma riprende anche delle intuizioni condivise da alcuni membri dell’équipe operativa della Caritas di Modena di immaginare dei percorsi di accompagnamento dove per conoscere la realtà del destinatario del servizio quest’ultimo deve essere messo nelle condizioni di essere riconosciuto come un soggetto attivo, dotato di pensiero, parola, e di un punto di vista sulla realtà e sulla “propria” realtà che va tenuto in considerazione e valorizzato.

Questa proposta cerca inoltre di intrecciare una riflessione sulle Quattro aporie emergenti individuate da papa francesco con temi Quali il tempo, la bellezza, il piacere, la fatica, la vergogna, la paura, il legame, la comunità. Cerca di farlo sia affrontando in modo diretto i termini-chiave usati dal Papa per spiegare i significati delle aporie sia scegliendo dei film che permettano al gruppo, formato dagli operatori e dagli utenti che lavorano quotidianamente insieme, di rinvenire, non in modo meccanico, nelle loro trame e nelle loro immagini dei modi di guardare e interpretare le “diverse” realtà delle loro esperienze come il fertile campo in cui radicare e rendere più efficace il loro incontro, esistenziale e professionale. In questa prospettiva l’approccio del cooperative learning e della clinica della formazione, due metodologie formative dell’educazione degli adulti risultano particolarmente adatte a stimolare processi di coscientizzazione e di costruzione di legami significativi che non vengano interpretati solo come vincoli relazionali, istituzionali, professionali, esistenziali, valoriali.