ORIENTAMENTI PASTORALI E METODO CARITAS

I verbi che troviamo in queste parole del Libro dell’Esodo hanno ispirato il cuore del metodo di lavoro della Caritas: ASCOLTARE,
OSSERVARE e DISCERNERE per ANIMARE. In essi la Caritas Italiana ha individuato lo stile pastorale a cui tendere in ogni sua azione e all’interno di ogni realtà diocesana. La fonte prima dell’agire della Caritas sono la Parola e l’Eucaristia, doni che la aiutano ad evitare il rischio della pura filantropia e di un attivismo privo di una vita spirituale feconda.

UNA BREVE PREMESSA

La Caritas Diocesana Modenese condivide la riflessione sullo stile pastorale a partire da:
momenti periodici di condivisione con il Vescovo Erio Castellucci che dopo mesi dall’inizio del suo mandato episcopale ha voluto un confronto per uscire dalla logica di esprimere la propria opinione sulla singola iniziativa senza inserirla in un quadro più articolato; questo confronto è un’esperienza di seria collaborazione dove il Vescovo Erio ci ha fatto vivere la sua idea di “discernimento comunitario” dove ognuno in fase di analisi può apportare
il proprio contributo
continui confronti avvenuti nei coordinamenti regionali con le altre Caritas per ricordarci che siamo in cammino con altre Diocesi ed è importante cogliere quanto l’essere parte di una realtà più ampia sia sempre una risorsa per non muoversi senza tenere presente le buone pratiche anche di altri contesti che spesso si mettono al servizio con gratuità e generosità
momenti formativi proposti da Caritas Italiana in cui emerge la necessità di tradurre il proprio mandato iniziale di fronte nell’attuale momento storico sapendosi lasciare interpellare dalle sfi de che emergono nel quotidiano all’interno delle proprie opere-segno.

IL METODO CARITAS

Ci incoraggia che gli atteggiamenti che sono stati assunti finora dalla Caritas
Modenese sono indicati anche nel documento già citato “Da questo vi riconosceranno”e che qui elenchiamo brevemente:
Stile di prossimità: al centro la relazione, la compagnia, la presa in carico, l’empatia, la condivisione
Esigenza di mettere al centro la persona come fine di ogni intervento: desideriamo sostenere la cura delle relazioni amicali, di buon vicinato, di appartenenza sociale e culturale perché la persona sia aiutata nella presa di coscienza attiva della propria identità e ricchezza
Stile di sussidiarietà diffusa negli stili e nei comportamenti: ognuno prende parte alla comunità giocando la propria libertà e responsabilità.

Aiutare la comunità parrocchiale a ricomprendersi come soggetto di cittadinanza territoriale che si confronta con altri soggetti della società: il mandato per il singolo cristiano e per la comunità è ri-costruire legami “forti” partendo dall’accompagnamento dei più deboli con l’attenzione a cadere il meno possibile nell’assistenzialismo e più attenti alla valorizzazione del “capitale umano” che ogni persona porta.

I CRITERI PASTORALI
Il messaggio forte, di cui vogliamo lasciare traccia, è di avere il coraggio di operare un discernimento comunitario serio assumendosi la responsabilità di fare delle scelte; ispirandosi all’Evangelo che Gesù ci ha annunciato. Partiamo dal riconoscerci limitati accettando di non poter rispondere su ogni fronte possa aiutarci ad un serio cammino di conversione comunitario, ma siamo anche convinti che accettare questo limite possa aprire delle riflessioni che ci aiutano a ripensarci come soggetti dentro un mondo profondamente cambiato e dentro un ambiente che non può più essere asservito e dominato secondo i nostri insaziabili bisogni, ma che va custodito (cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune“Laudato Si’”, Introduzione, 2015)
Non nascondiamo che offrire ascolto, un pasto, un’accoglienza ad un numero limitato di persone, possa aprire a possibili vissuti di preoccupazione e ansia; ma forse quel “vuoto” può divenire fertile se ci consente di contattare anche le nostre fragilità, aprendo dei pertugi, degli interstizi dove in modo inatteso anche gli altri possono offrire il loro contributo.
Essere costruttori di ponti per noi significa che è giunto il tempo di costruire fiducie nei contesti e tra le persone presenti nel nostro territorio. Fiducia soprattutto nelle risorse di chi incontriamo, nelle nostre comunità
parrocchiali, negli uffici pastorali e in tutti gli uomini di buona volontà.
In questo non si dimentica mai la fiducia nelle istituzioni locali e nei servizi pubblici che devono sempre rappresentare per noi un interlocutore imprescindibile con cui elaborare modelli innovativi di welfare riconfermando la dimensione della sussidiarietà; è importante ricordare quanto Paolo VI scriveva: “non sia dato per carità ciò che spetta per giustizia sociale”. Come Caritas Diocesana abbiamo scelto da tempo di tentare di assumere le aporie di Papa Francesco in Evangelii Gaudium (217-237) come orientamenti forti da cui lasciarci guardare e, in particolare l’affermazione che il tempo è superiore allo spazio, comprendendo quanto sia importante investire più nei processi che sulle strutture od esclusivamente sull’erogazione di servizi.
Alla luce di ciò, gli operatori Caritas sono chiamati a dedicare risorse per costruire con altri, e prima di tutto con i poveri, riflessioni e consapevolezze rispetto ai bisogni che emergono, trasformandoli in problemi da assumere collettivamente.
Questo atteggiamento chiede di non limitarsi ad aspettare di essere cercati o di ricevere le persone, ma di essere operatori pastorali che provano costantemente a cercare anche chi ha smesso di chiedere e sperare in un futuro migliore.