CHI SIAMO – LA CARITAS

La Caritas Italiana è l’organismo pastorale costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana al fine di promuovere, anche in collaborazione con altri organismi, la testimonianza della carità della comunità ecclesiale italiana, in forme consone ai tempi e ai bisogni, in vista dello sviluppo integrale dell’uomo, della giustizia sociale e della pace, con particolare attenzione agli ultimi e con prevalente funzione pedagogica.(dall’articolo 1 dello Statuto di Caritas Italiana).
Dal 1971, anno della sua fondazione per volere di Paolo VI, la Caritas è l’organismo pastorale della CEI che ha al centro la promozione di una testimonianza della carità con funzione pedagogica, ossia educare e promuovere nelle comunità il servizio della carità e uno stile di vita attento all'altro.
La Caritas opera sul territorio:
- mettendosi in ascolto dei poveri e delle comunità
- osservandone i bisogni e le povertà che emergono, assieme alle risorse presenti,
- avviando un discernimento comunitario (che coinvolge parrocchia, società civile, soggetti significativi) per sviluppare delle azioni da mettere in campo e per sensibilizzare le persone sui problemi.
Il mandato di Caritas Italiana viene sottolineato dal documento per le Caritas Parrocchiali del 1999 “Da questo vi riconosceranno”; al n.27 si legge: I servizi-segno non sono la soluzione ai numerosi problemi di povertà ed esclusione sociale; indicano invece il dovere delle comunità civile ed ecclesiale di presa in carico dei soggetti più deboli. L’obiettivo deve essere aumentare il numero di persone della comunità che entrano a contatto con i poveri. Più che fare-per si tratta di fare-con.
Caritas Italiana insiste affinché vi sia la ricerca di superare quell’idea delle politiche sociali concepite come una politica verso i poveri, ma mai con i poveri e dei poveri, e di mettere in discussione le “macrorelazioni”, agendo quotidianamente per la dignità di ogni uomo e di tutto l’uomo. Una carità dunque più ampia, diretta e indiretta, volta a promuovere, emancipare persone e realtà, lavorare in rete, in alleanza con altri soggetti. Con la capacità e il coraggio di sperimentare modelli alternativi, cambiamenti di paradigmi. Un impegno che chiede alle Caritas diocesane italiane di dare il loro contributo alla grande sfida culturale, spirituale e educativa che implicherà lunghi processi di rigenerazione (LS 202).
La Caritas Diocesana di Modena nasce durante l’episcopato di Mons. Santo Quadri e grazie alla volontà e alla testimonianza della carità vissuta in prima persona da Don Adriano Fornari, primo direttore. Fin dai primi anni la Caritas a Modena ha svolto un ruolo più di promozione che di gestione di servizi e opere; erano infatti già presenti a Modena diverse realtà organizzative che hanno saputo rispondere ai bisogni del tempo. All’interno della Chiesa di Modena, infatti, sono nate nel tempo realtà associative e cooperative sociali di ispirazione cristiana, che ancora oggi rappresentano una ricchezza per il Terzo Settore del nostro territorio.
Dal 2005, per volontà del Vescovo Cocchi, che è stato presidente di Caritas Italiana, la Caritas, sotto la direzione di Giuseppina Caselli, ha iniziato a gestire direttamente il Centro di Ascolto Diocesano in Via dei Servi, con la volontà di mantenere un ruolo centrale di promozione della persona e della testimonianza della carità.
Contemporaneamente, con la conclusione dell’esperienza dell’Obiezione di Coscienza, la nostra Caritas ha promosso convintamente il Servizio Civile Nazionale e ha sviluppato un settore di attività rivolte ai giovani, fino ad avviare progettualità innovative che sono entrate in reti nazionali.
La Caritas Diocesana ha compreso come le realtà territoriali delle parrocchie, anche con una buona dose di autonomia, avessero risposto con prossimità agli anni della crisi e ha ritenuto prioritario concentrare gli sforzi nel mettere in rete queste risorse e costruire delle partnership forti con il mondo dei servizi pubblici, alla luce della sussidiarietà da sempre auspicata. E’ nato così il Protocollo di Intesa con il Comune di Modena che avvia alcune esperienze sui temi dell’accoglienza comunitaria invernale, sui tavoli di coordinamento con i servizi sociali territoriali, cercando di promuovere delle nuove sinergie tra pubblico e mondo delle Caritas Parrocchiali.
Dal 2014 la direzione della Caritas Diocesana è stata affidata ad Eros Benassi, che ha curato il lavoro dell’ équipe diocesana e ritenuto prioritario rilanciare una gestione diretta di alcune opere-segno; attraverso queste opere-segno, ricavate dalla ristrutturazione dei locali di via dei Servi 18, si è voluto consegnare alla comunità un luogo ove sperimentare lo stile di condivisione e servizio proposto da Caritas e dagli orientamenti del Papa e del Vescovo Erio Castellucci; pertanto un luogo che potesse ricoprire un ruolo di animazione per tutti, persone, comunità parrocchiali, società civile. Infatti, il progettare servizi in cui l’animazione sia integrata nell’opera-segno é divenuto condizione indispensabile negli orientamenti e nelle progettazioni della Caritas Diocesana.
Il nostro compito oggi è quello di rendere autentico, all’interno della nostra Diocesi, questo mandato così ambizioso e impegnativo che ha a cuore il cambiamento, ben consapevoli di agire in un contesto radicalmente mutato, con cui è necessario rimanere “connessi”. Tenersi connessi al contesto, per noi significa saper entrare in contatto con i principali fenomeni sociali, anche quando questi non corrispondono ai nostri desideri e nella dinamica sociale sembrano prevalere rapporti di forza e culture diverse da quelle di chi vuole allargare i confini dei diritti e della cittadinanza. Solo se c’è questa esplorazione continua evitiamo di scambiare la realtà con i valori in modo da entrare in contatto con le sfide del nostro tempo. È evidente che negli ultimi dieci anni le povertà nei nostri territori abbiano assunto diversi volti, abbiano sempre più assunto un carattere multidimensionale, e soprattutto messo a “rischio” molte più persone. Gli ultimi dati dell’Unione Europea ci dicono che solo un cittadino su tre è “garantito” e suffi cientemente tutelato dalla povertà. Un territorio come il nostro, solo per riportare il dato significativo, in dieci anni ha visto triplicare, secondo stime prudenti, il tasso di disoccupazione, colpendo in particolare i giovani, le famiglie numerose monoreddito, le persone con legami sociali molto bassi. È impossibile, infine, non tenere conto dei recenti fenomeni migratori frutto di conflitti bellici di quella “terza guerra mondiale a pezzetti” più volte evocata da Papa Francesco; l’arrivo di questi fratelli e sorelle impatta con i nostri servizi, spesso impreparati a offrire risposte dignitose e che non siano esclusivamente emergenziali. In questa direzione ci dà particolare incoraggiamento l’invito del nostro Arcivescovo Erio Castellucci, nella sua lettera pastorale per l’anno 2017-18 “Parrocchia. Chiesa pellegrina tra le case”, nel ricordarci che la testimonianza della carità nelle nostre comunità comporta non solo il consolidamento delle opere già in atto, ma la coraggiosa apertura ad esperienze nuove, specialmente verso quelle povertà che non sono ancora divenute oggetto di cura comune. Per questa ragione, come Caritas, non intendiamo occuparci unicamente delle persone fragili, ma è necessario e urgente prenderci cura anche di quei contesti che dovrebbero includerle e che a fatica convivono con le molteplici fragilità presenti.
ORIENTAMENTI PASTORALI E E METODOLOGIA

Il Signore disse: “Ho osservato la miseria del mio popolo in Egitto e ho udito il suo grido a causa dei suoi sovrintendenti: conosco le sue sofferenze. Sono sceso per liberarlo dal potere dell’Egitto e per farlo salire da questa terra verso una terra bella e spaziosa, verso una terra dove scorrono latte e miele. (Es 3,7-8)
I verbi che troviamo in queste parole del Libro dell’Esodo hanno ispirato il cuore del metodo di lavoro della Caritas: ASCOLTARE, OSSERVARE e DISCERNERE per ANIMARE. In essi la Caritas Italiana ha individuato lo stile pastorale a cui tendere in ogni sua azione e all’interno di ogni realtà diocesana. La fonte prima dell’agire della Caritas sono la Parola e l’Eucaristia, doni che la aiutano ad evitare il rischio della pura filantropia e di un attivismo privo di una vita spirituale feconda.
La Caritas Diocesana Modenese condivide la riflessione sullo stile pastorale a partire da:
•          momenti periodici di condivisione con il Vescovo Erio Castellucci che ha promosso un confronto per inserire l’azione della Caritas in un quadro più articolato; questo confronto è un’esperienza di seria collaborazione dove il Vescovo Erio ci ha promosso la sua idea di “discernimento comunitario” in cui ognuno può apportare il proprio contributo;

•    continui confronti avvenuti nei coordinamenti regionali con le altre Caritas dell’Emilia Romagna per ricordarci che siamo in cammino con altre Diocesi. È importante tenere presente quanto l’essere parte di una realtà più ampia sia sempre una risorsa per trarre apprendimenti dalle buone pratiche di altri contesti che spesso si mettono al servizio con gratuità e generosità
    • momenti formativi proposti da Caritas Italiana, all’interno dei quali emerge la necessità di tradurre il proprio mandato nell’attuale momento storico all’interno delle proprie opere-segno, lasciandosi interpellare dalle nuove sfide che emergono nel quotidiano.

  GLI ORIENTAMENTI E LO STILE CARITAS

Gli atteggiamenti assunti finora dalla Caritas Modenese trovano conferma nel documento già citato “Da questo vi riconosceranno” e che qui elenchiamo brevemente:
Stile di prossimità : rimettere al centro la relazione, la compagnia, la presa in carico, l’empatia, la condivisione;

Mettere al centro  la  persona   come fine di ogni intervento: sostenere la cura delle relazioni amicali, di buon vicinato, di appartenenza sociale e culturale perché la persona sia aiutata nella presa di coscienza attiva della propria identità e ricchezza;

•  Stile di sussidiarietà diffusa negli stili e nei comportamenti: far sì che ognuno prenda parte alla comunità giocando la propria libertà e responsabilità;

•   Consapevolezza della comunità parrocchiale a percepirsi come soggetto di cittadinanza territoriale: il mandato per il singolo cristiano e per la comunità è ricostruire legami “forti” partendo dall’accompagnamento dei più deboli, con l’attenzione a cadere il meno possibile nell’assistenzialismo, ma a valorizzare il “capitale umano” che ogni persona porta.

I CRITERI PASTORALI

Il messaggio forte, di cui si vuole lasciare traccia, è avere il coraggio di operare un discernimento comunitario serio, assumendosi la responsabilità di fare delle scelte, ispirandosi al Vangelo che Gesù ha annunciato. Accettando di non poter rispondere su ogni fronte, la Caritas Diocesana si pone in un cammino di conversione comunitario e prova ad accettare questo limite, per aprire delle riflessioni per un ripensamento del proprio ruolo: essere soggetti dentro un mondo profondamente cambiato e dentro un ambiente che non può più essere asservito e dominato secondo i nostri insaziabili bisogni, ma che va custodito (cfr. Papa Francesco, Lettera enciclica sulla cura della casa comune “Laudato Si’”, Introduzione, 2015).
Offrire ascolto, un pasto, un’accoglienza ad un numero limitato di persone può generare preoccupazione e ansia; ma questo “vuoto” può divenire fertile se consente di contattare anche le nostre fragilità, aprendo alla possibilità che, in modo inatteso, anche gli altri possano offrire il loro contributo. E’ giunto il tempo di costruire fiducia nelle persone incontrate e nelle loro risorse, negli altri uffici pastorali, nelle nostre comunità parrocchiali e in tutti gli uomini di buona volontà.
La fiducia risiede anche nelle Istituzioni locali e nei Servizi pubblici che rappresentano un interlocutore imprescindibile con cui elaborare modelli innovativi di welfare, riconfermando la dimensione della sussidiarietà; è importante ricordare quanto Paolo VI scriveva: “non sia dato per carità ciò che spetta per giustizia sociale”. La Caritas Diocesana, infatti, ha scelto da tempo di tentare di assumere le aporie di Papa Francesco in Evangelii Gaudium (217-237) come orientamenti forti da cui lasciarsi guidare; in particolare l’affermazione che “il tempo è superiore allo spazio” propone di investire più nei processi che sulle strutture o esclusivamente sull’erogazione di servizi.
Alla luce di ciò, gli operatori Caritas non sono più coloro che attendono di essere cercati e di ricevere persone, ma diventano operatori pastorali che tentano piuttosto di cercare anche chi ha smesso di chiedere e sperare.