In Etiopia una «catastrofe umanitaria»

La guerra civile nel Paese dell’Africa orientale sta provocando vittime, feriti e milioni di sfollati. L’appello ad aiutare.

In Etiopia, nello stato regione del Tigray, è in corso da mesi una guerra civile che sta provocando una catastrofe umanitaria.

«Una catastrofe umanitaria»: è questo l’esito della guerra civile in corso da novembre 2020 nel Tigray, stato regione situato nell’Etiopia settentrionale, al confine con l’Eritrea e il Sudan. Il conflitto vede contrapporsi il governo federale del primo ministro Abiy Ahmed e il governo autonomo della regione guidato dal Tplf (Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray). Il rapporto tra le fazioni si è inasprito a partire da un presunto atto sovversivo eseguito il 3 novembre da militari tigrigni incardinati nell’esercito ai danni dell’amministrazione centrale.
Nello specifico, questi ultimi avrebbero tagliato le linee Ict tra il quartier generale di Adis Adeba e il comando settentrionale nel Tigray immobilizzando l’esercito federale e permettendo alle forze ribelli di occupare le basi militari di Dansha e Meqele. Poche ore dopo, il primo ministro Abiy annuncia l’inizio delle operazioni militari contro le forze del Tplf dichiarando lo stato di emergenza nella regione settentrionale
In Etiopia, nello stato regione del Tigray, è in corso da mesi una guerra civile che sta provocando una catastrofe umanitaria.
Benché si tratti di un conflitto regionale, esso rischia di acquisire una dimensione internazionale. Lo dimostrano alcuni eventi come il coinvolgimento dell’Eritrea nelle operazioni militari eseguite dal governo centrale così come l’incidente avvenuto in territorio sudanese e che ha lasciato un saldo di 4 morti e 26 feriti. A separare quest’ultimo dal Tigray c’è una linea di confine incerta e in fase di trattativa, la cui demarcazione risale al 1902 ed è frutto di un accordo tra il Regno Unito (allora potenza coloniale del Sudan) e l’Etiopia. Così, da 109 giorni, entrambe le fazioni si contendono il monopolio della forza su una delle regioni più povere del Paese producendo decine di migliaia di vittime. Le stesse autorità locali definiscono lo scenario come «la peggiore crisi umanitaria di sempre».
Sin dall’inizio del conflitto, più di 60mila persone hanno abbandonato il Paese per rifugiarsi in Sudan mentre gli sfollati interni sono circa 1,3 milioni e oltre 2,4 milioni dipersone hanno urgente bisogno di assistenza umanitaria. Tutto questo in una regione che, prima dell’inizio delle ostilità, doveva far fronte ad altre crisi tra cui la pandemia, le invasioni di locuste e la scarsità di cibo in molte aree.
In questo contesto di scarsità di beni e servizi essenziali, l’innescarsi della guerra civile ha ulteriormente peggiorato le condizioni di vita della popolazione civile. È pensando a loro, specialmente ai più fragili, che Caritas italiana sostiene le iniziative di Caritas Etiopia. Lo faceva prima del conflitto, sostenendo le vittime di insicurezza alimentare e di catastrofi ambientali. E lo fa tutt’ora garantendo, attraverso una rete di coordinamento, un’adeguata risposta ai bisogni della popolazione attraverso la distribuzione diretta di acqua, voucher per il cibo, oltre a semi e animali per incentivare la ripresa delle attività fino al sostegno sanitario e psicologico alle vittime e categorie più fragili.
Ma per proseguire serve il sostegno di tutte le persone di buona volontà. Nel frattempo, Caritas italiana si unisce all’appello di papa Francesco affinché cessino le violenze e si ritorni alla via del dialogo. È possibile sostenere gli interventi di Caritas Italiana (Via Aurelia 796 – 00165 Roma), utilizzando il conto corrente postale n. 347013, o donazione on-line tramite il sito www.caritas.it, o bonifico bancario (causale “Emergenza Etiopia”) tramite Banca Popolare Etica, via Parigi 17, Roma – Iban: IT24 C050 1803 2000 0001 3331 111 .

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