Modena-Rosarno un asse solidale

Sei tonnellate di arance, simbolo di giustizia sociale e di equità, sono state acquistate dalle comunità parrocchiali modenesi.


Parte del ricavo ottenuto da tutti i produttori di S.O.S. Rosarno viene destinato a sostegno di realtà associative che tutelano i diritti di questi lavoratori e promuovono l’autonomia delle comunità locali.

Sei tonnellate di arance solidali sono state acquistate dalle comunità parrocchiali modenesi per l’iniziativa «Avvento di fraternità 2020». Queste arance sono solidali con l’ambiente, con chi le raccoglie e con il consumatore finale. A produrle è S.O.S. Rosarno, «una rete di agricoltori, cooperative e piccoli proprietari che promuove un modello di agricoltura sostenibile e di tutela dei diritti fondamentali dei lavoratori assumendo regolarmente la manodopera impiegata nella raccolta».

Un atto rivoluzionario in un territorio come la piana di Gioia Tauro, dove l’elevato indice di povertà ed emarginazione è all’origine dello sfruttamento dei lavoratori agricoli spesso costretti a lavorare irregolarmente per mantenere basso il prezzo dei prodotti.

Ce lo ricorda Stefano Liberti ne Il Grande Carrello (Laterza): «il sottocosto dei prodotti che acquistiamo viene sempre pagato da qualcun altro». È questa la realtà dei braccianti, anello più debole della catena di produzione del cibo che arriva sulle nostre tavole.

Già durante i primi mesi di lockdown, l’assenza degli “stagionali” ha messo in evidenza l’importanza di questi lavoratori per il tessuto produttivo nazionale, ma non sono stati fatti sforzi reali per migliorare la loro condizione.

Nemmeno l’ultima maxi-sanatoria è bastata per equilibrare i rapporti di forza con i datori di lavoro. «Noi non siamo soggiogati alla grande distribuzione – dichiara Giuseppe Pugliese di S.O.S. Rosarno – ma lavoriamo con gruppi di acquisto che, in base a una carta dei valori decidono di intessere un rapporto diretto con i produttori e sostenere dei produttori che rispettano i diritti della terra e dei lavoratori».

 Inoltre, parte del ricavo ottenuto da tutti i produttori viene destinato a sostegno di realtà associative che tutelano i diritti di questi lavoratori e promuovono l’autonomia delle comunità locali.

Nell’Avvento 2020, le arance di S.O.S. Rosarno hanno rappresentato, per le comunità parrocchiali, un simbolo di giustizia sociale e di equità; un legame di solidarietà tra la Chiesa di Modena e Rosarno finalizzato a riparare le asimmetrie che schiacciano i piccoli produttori agricoli e i lavoratori delle campagne.

Infatti, papa Francesco afferma che «siamo tenuti a riparare secondo giustizia affinché, quanti hanno abitato una terra per generazioni possano riacquistarne il pieno utilizzo» (messaggio nella Giornata mondiale per la cura del creato, 30 agosto 2020). Mandato, questo, che richiede una presa di posizione netta contro forme di sfruttamento che danno vita a nuove forme di schiavitù, le quali, sempre secondo papa Francesco, derivano da «una concezione della persona umana che ammette la possibilità di trattarla come un oggetto».

Lo sfruttamento, secondo Caritas italiana, rimane «un fenomeno diffuso in diversi territori del paese» e, al fine di contrastarlo, il progetto «Presidio Caritas» propone di «strutturare un presidio presso le Diocesi che aderiscono al progetto, in cui la presenza di operatori specializzati e volontari possa assicurare ai lavoratori impiegati nel settore agricolo e in evidente condizione di sfruttamento, un luogo di ascolto, di orientamento e di tutela rispetto alla loro situazione giuridica, sanitaria e lavorativa». Sono tredici le diocesi che, al momento, aderiscono alla proposta. Ma è necessario che tale impegno si traduca nelle scelte che riguardano i nostri stili di vita ricordando che «acquistare è sempre un atto morale, oltre che economico» (LS. 206).

Per saperne di più:

F. Ciconte, S. Liberti, Il grande carrello – Chi decide cosa mangiamo (Laterza, 2019).

A. Mangano, Lo sfruttamento nel piatto. Quello che tutti dovremmo sapere per un consumo consapevole (Laterza, 2020).

DI ESTEFANO J. SOLER TAMBURRINI

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