«La solidarietà che ci risolleva»

Un incubo che torna all’improvviso, riportando indietro il tempo al 1966: la violenza dell’acqua, che sfonda un argine e arriva fino al centro abitato, trasformando campi e strade in fiumi e laghi, entrando in case e aziende per lasciare danni e fango.

Nonantola si era da poco risvegliata sotto una forte pioggia, domenica scorsa, quando un tratto di argine del Panaro ha ceduto all’altezza di Gaggio, provocando un’esondazione.

Tanti i danni, fortunatamente nessuno alle persone, ma più di un centinaio di sfollati e almeno tremila utenze staccate. La macchina della solidarietà si è subito messa in moto e anche la parrocchia ha fatto la propria parte: «A Redù – racconta don Alberto Zironi – sono state aperte sin da domenica pomeriggio canonica e chiesa, per accogliere le persone in pericolo che venivano recuperate dalle abitazioni, anche con i canotti.

Abbiamo fatto in modo che ci fosse prima di tutto qualcuno con loro, per offrire ascolto oltre a qualcosa da bere e da mangiare. Un centro di prima accoglienza, che consentisse alle persone in difficoltà di avere la tranquillità di trovare una sistemazione diversa, da parenti, amici o in albergo. Il disagio più grosso era la mancanza di luce, riscaldamento e acqua nelle case, ma per diverse ore alcune

persone non hanno nemmeno avuto la possibilità di comunicare. A Redù hanno poi continuato a dormire i volontari della Protezione civile e alcuni militari dell’Esercito». All’indomani dell’alluvione, Nonantola ha iniziato a rimboccarsi le maniche: «La cosa più bella – commenta don Zironi – è stata vedere quale spirito di squadra, “di cortile”, abbia animato questi giorni. Tante persone sono venute ad aiutare pur non conoscendo nessuno, per puro spirito di solidarietà. Nel giorno dell’Immacolata sono arrivati quasi 300 volontari da tante parti d’Italia: con la mappa del paese in mano, coordinati dalla Protezione civile, giravano per le vie chiedendo se ci fosse bisogno di un aiuto. Poi c’è stato tutto il lavoro dei residenti, che hanno subito cominciato a ripulire e a mettere tutti gli oggetti irrecuperabili davanti alle case: in alcune, a piano terra, restano solo i muri. Vivere questa solidarietà e collaborazione, anche tra vicini, è stato bello, un’esperienza ricca di significato». Nessun danno si è registrato a chiese e opere parrocchiali, con l’acqua che è arrivata solo intorno alla chiesa di La Grande: «Tutto – conclude don Zironi – è stato risparmiato: Abbazia, chiese, canoniche, luoghi di catechesi. Nel Palazzo abbaziale, con la Caritas parrocchiale, abbiamo allestito punti di raccolta e distribuzione di materiali per la pulizia e alimenti. La Caritas diocesana si è immediatamente attivata per starci vicino, così come le Caritas di varie parrocchie della diocesi oltre agli scout e ad altri gruppi». Un messaggio di sostegno è arrivato anche dal vescovo nelle ore immediatamente successive all’esondazione del Panaro: «Sono vicino alla popolazione di Nonantola e delle zone limitrofe.

Molte persone vivono nella paura e alcune famiglie hanno già dovuto lasciare le loro case, invase dall’acqua. La parrocchia si è subito attivata per trovare una sistemazione agli sfollati. L’Arcidiocesi partecipa ai soccorsi soprattutto attraverso la Caritas, sensibilizzando i modenesi in ordine alla raccolta di risorse per poter intervenire immediatamente nella fase emergenziale».

DI MARCO COSTANZINI

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