Antibarbarie, chiusura nel ricordo di Srebrenica

Due incontri condotti da Roberta Biagiarelli per concludere la rassegna che si pone in contrasto alla violenza e promuove il dialogo

Poco più di 960 chilometri separano Modena da Srebrenica, teatro del primo genocidio europeo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Un capitolo tragico della storia contemporanea che risale all’estate del 1995, precisamente all’11 luglio, quando l’Esercito della Repubblica Serba di Bosnia ed Erzegovina occupò la città. I maschi con età comprese tra i 12 e 77 anni vennero separati dalle donne, dai bambini e dagli anziani presuntivamente per essere interrogati; ma in realtà furono uccisi e sepolti in fosse comuni. Il massacro, che ebbe un saldo di 8.732 morti, fu compiuto con l’obiettivo di distruggere i «bosgnacchi», gruppo etnico costituito dai discendenti delle popolazioni balcaniche che si sono convertite all’Islam durante il periodo Ottomano. All’entrata di Srebrenica, già dichiarata Zona Protetta dall’Onu, le truppe serbo-bosniache marciarono indisturbate sull’omertà dei caschi blu olandesi, i quali non intervennero per difendere la popolazione civile mentre la Serbia non ha fatto nulla per prevenire e punire il genocidio.

Allo scopo di «fare memoria per costruire la pace», l’Antibarbarie ha voluto dedicare gli ultimi due incontri della rassegna all’evento che, a fine Novecento, ha insanguinato il cuore dell’Europa. A condurre i due incontri è stata Roberta Biagiarelli, la quale giovedì 10 dicembre, alle 18, ha guidato e presentato la visione – in streaming – del documentario di inchiesta Souvenir Srebrenica realizzato insieme al regista Luca Rosini. Sempre alle 18 del giorno successivo, venerdì 11, l’attrice ha condotto l’incontro di riflessione sull’urgenza di «Curare le ferite aperte dalla guerra nei Balcani dopo la violenza» a cui hanno partecipato Paolo Bergamaschi, già consigliere politico presso la Commissione Esteri del Parlamento europeo, Gianbattista Rigoni Stern e Nedim Arnautovic. Quello tra Roberta e Srebrenica è un legame che nasce circa ventidue anni fa, quando l’attrice si recò direttamente sul luogo del massacro per ricostruire l’agonia di due anni di assedio e del conseguente in genocidio, ascoltare le testimonianze dei sopravvissuti e confrontarsi con il tribunale internazionale. Stare nel luogo e conoscere i volti della sofferenza è stata, per Roberta, la chiave per descrivere le ferite ancora aperte di una terra che ha visto eliminare di colpo una parte di sé. Oltre alle vittime, le violenze in Srebrenica hanno prodotto più di 47.000 sfollati (da Srebrenica e Zepa) e circa 700 rifugiati in Serbia. E come ogni 11 luglio, anche quest’anno ci sono state le cerimonie commemorative in cui le autorità e i familiari delle vittime rivivono il proprio dolore. Dall’incontro su «Il pensiero di Alex Langer e la Laudato Si’» alla riflessione sul massacro di Srebrenica, passando per l’esperienza della Comunidad de San José de Apartado, la rassegna proposta dall’Antibarbarie si pone in netto contrasto alla violenza, sia contro l’altro sia contro il creato, e promuove il dialogo che, come afferma papa Francesco, «è la via più adatta per arrivare a riconoscere ciò che dev’essere sempre affermato e rispettato, e che va oltre il consenso occasionale» (FT.211).

DI ESTEFANO J. SOLER TAMBURRINI

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