Giornata mondiale dei poveri «Scopriamo Gesù nei disabili»

L’invito è quello di rimuovere gli elementi che impediscono ai più fragili di godere di una cittadinanza piena.

«Tendi la tua mano al povero» (Sir.7,32) è l’appello con cui la Chiesa è chiamata a vivere la IV Giornata mondiale dei poveri. L’appuntamento si celebra oggi sotto l’ombra della pandemia che, facendoci «un po’ più poveri e più deboli », ci aiuta a scoprire che «abbiamo tutti bisogno di una mano tesa», come sottolineato da papa Francesco nel messaggio dedicato alla giornata.

Tendere la mano al povero è un «invito alla responsabilità come impegno diretto» da parte di chi, sentendosi partecipe della stessa sorte, si fa carico dell’altro. Una scelta che «non può essere condizionata dal tempo a disposizione o da interessi privati, né da progetti pastorali o sociali disincarnati».

Ma per tendere la mano al povero bisogna fermarsi e «ricondurre lo sguardo sull’essenziale » riconoscendo l’immagine di Dio impressa su ogni persona. Il gesto «richiama immediatamente alla prossimità, alla solidarietà, all’amore» e si contrappone a una cultura dello scarto di cui i disabili sono i primi «esiliati occulti». È pensando a loro che la Consulta diocesana delle opere caritative estende alla comunità l’invito a partecipare, alle 16 di oggi, al convegno «Disabilità e Inclusione – Esperienze e buone prassi al tempo del Covid», che sarà condotto dal direttore della Caritas diocesana Eros Benassi e conterà sulla partecipazione del vescovo Erio Castellucci, del presidente di Asp Charitas Mauro Rebecchi e del diacono Gabriele Benatti, referente diocesano per la disabilità. All’incontro, trasmesso sul canale Youtube della Diocesi, verranno condivise esperienze di vicinanza e fraternità a cui la comunità è chiamata a partecipare «nella consapevolezza che non le è lecito delegarla ad altri». Esperienze di apprendimento reciproco in cui i disabili ci insegnano a vivere con sobrietà e in modo più lento e profondo. All’aumentare delle povertà nell’emergenza, si moltiplicano i volti dei più fragili.

L’invito del Vescovo, in continuità con quello del Papa, è «dare un volto al povero »: quello dei disabili, la cui partecipazione nella comunità viene relegata in una «specie di zona d’ombra, rappresentata da alcune fragilità racchiuse dentro alle mura delle case, degli ospedali o delle strutture per anziani e disabili» nella quale si nascondono tanti elementi «che impediscono loro una cittadinanza piena» (Fratelli Tutti, 98). Pertanto, anche il grido silenzioso dei disabili «deve trovare il popolo di Dio in prima linea, per dare loro voce, per difenderli e solidarizzare con essi davanti a tanta ipocrisia e tante promesse disattese, e per invitarli a partecipare alla vita della comunità».

L’incontro vuole essere un’occasione per uscire da noi stessi ed esercitare un amore civico che si traduca nella «generosità che sostiene il debole, consola l’afflitto, lenisce le sofferenze, restituisce dignità a chi ne è privato». Si tratta di un’opportunità per riscoprire le nostre povertà, il nostro senso del limite e, soprattutto, «far crescere la consapevolezza che oggi o ci salviamo tutti o nessuno si salva» (FT. 137).

EJST

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