Una seconda opportunità grazie all’8xmille

Mohammed è un uomo di 57 anni, di cui 35 trascorsi in Italia. È stato ospite nel Centro Papa Francesco dall’inverno del 2018 fino a questo ottobre. La sua testimonianza si colloca all’interno del progetto «Legami che liberano» finanziato dai fondi 8xmille Italia Cei.

Ho incontrato Mohammed poche ore prima del suo trasloco, nel giorno di San Francesco. Lui interrompe i preparativi per accogliermi e, mentre andiamo in cucina, riesco a intravedere nella sua stanza il tappeto sul quale prega «sette volte al giorno». Ci sediamo a tavola e, davanti a una tazza di caffè, inizia a raccontarmi la sua storia. Sappiamo entrambi che sarà un lungo viaggio.

Per Mohammed, il Centro Papa Francesco era diventato un luogo così carico di dimensioni affettive da essere comparato alla propria casa. A segnare l’inizio del suo percorso è stata l’accoglienza di Eros Benassi, direttore della Caritas modenese, che lo ha ricevuto con un forte abbraccio. Questo gesto lo ha fatto sentire al riparo dalle difficoltà vissute fino a quel momento. Dopo quindici anni di lavoro, quando la sua vita sembrava in equilibrio, cominciano le prime difficoltà. Perde il lavoro, si separa dalla moglie e, infine, rimane senza una casa. Per dormire, chiede aiuto a un amico che gli presta la cabina di un furgone. «Ho pianto solo due volte nella mia vita.

Quando è morta mia madre, trattenendomi molto, e in quel momento lì. Ero stato abbandonato a me stesso», confessa Mohammed, arrivato in Italia nel 1985, a 22 anni, accumulando diverse esperienze lavorative che lo hanno portato da Palermo a Modena. Erano molte le ferite che Mohammed portava con sé al primo colloquio nel Centro di Ascolto diocesano, nel quale gli è stato proposto di ricominciare a lavorare e riprendere in mano la sua vita. Lui ha risposto positivamente, vivendo il Centro Papa Francesco come una seconda opportunità.

Descritto come un uomo disponibile a rispettare le regole e, soprattutto, a partecipare in diversi laboratori tra cui uno sul Vangelo nel quale, Mohammed ha scritto, insieme a un altro ospite, una riflessione sul significato dell’Eucarestia come momento della condivisione del pane insieme agli altri. Riflessione su cui lui ha offerto una testimonianza durante il ritiro del bescovo in Abbazia a Nonantola l’11 maggio 2019. Un mese dopo da quest’incontro, gli ospiti e operatori hanno condiviso con Mohammed la celebrazione del Ramadan riscoprendo insieme «la fatica, la fame e la sofferenza di chi soffre».

Trasformandosi in punto di riferimento tra ospiti e operatori del Centro Papa Francesco, Mohammed ha vissuto in autonomia nel secondo piano e, a livello lavorativo, è stato assunto come autista a contratto a tempo determinato dalla cooperativa sociale CoopAttiva. Un episodio significativo è accaduto nei giorni di Ferragosto, quando una ragazza di origine marocchina proveniente dal comune di Soliera era stata portata al cortile del Centro di Accoglienza dopo aver chiesto aiuto. Era andata via di casa dopo una discussione con sua madre.

In quel momento, Mohammed si è reso disponibile non solo come mediatore interculturale tra lei e gli agenti dell’arma che la cercavano ma anche trascorrendo l’intero pomeriggio a consigliarla come un papà o un fratello più grande. Mentre parliamo di tutte queste cose, Mohammed mi spiega, a Corano aperto, i passaggi presenti anche nella Bibbia. Nello specifico, mi legge la Sura dedicata a Maryam (Maria) in cui Zaccaria si rivolge al Signore e, nonostante la tarda età che pesa su di lui ed Elisabetta, prega per avere un figlio. La storia la conosco già ma questa volta ce l’ho davanti ai miei occhi. Quella di Zaccaria è anche la storia di Mohammed, una storia di gioie tardive ma preziose, di rinascite e, perché no, di una fede intatta capace di «sognare insieme agli altri».

Estefano Tamburrini

Nostro Tempo, 18/10/2020

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