L’8xmille costruisce legami che liberano


DI ESTEFANO JESUS SOLER TAMBURRINI

«Costruire legami tra le persone fragili e la comunità con la finalità di potenziare le risorse dei singoli». È su questa premessa che nasce, nel 2017, «Legami che liberano». Progetto finanziato dai fondi 8xmille Italia della Cei (Conferenza episcopale italiana) e che promuove un nuovo paradigma di welfare passando dalle politiche sociali «verso i poveri» ad un welfare comunitario dove il lavoro è «con i poveri» visti come portatori di risorse per la comunità e non solo come problema (parafrasando Papa Francesco e il messaggio della prima Giornata mondiale dei poveri del 19 novembre 2017).

Foto scattata in occasione della festa “Legami al Centro”, Giugno 2019.

Così, riprendendo il principio di sussidiarietà fondativo nello statuto Caritas, «Legami che liberano» non offre risposte assolute al problema della povertà ma cerca di affrontare i bisogni primari – di tipo abitativo, alimentare e lavorativo – incentivando la presa di coscienza della propria situazione per intraprendere un nuovo cammino in una logica comunitaria. Questo modello di welfare attivante coinvolge, in prima persona, le istituzioni, la società civile, il terzo settore e le comunità parrocchiali. Questo spiega la scelta urbanistica di collocare il Centro Papa Francesco nel centro della città, spazio trasformato nel luogo che ospita i dispositivi di questo progetto.

Simbolicamente immaginando di varcare il portone di ingresso del Centro Papa Francesco, il primo spazio che incontriamo è il Centro diurno. Aperto il 19 novembre 2017, in occasione della 1ª Giornata mondiale dei poveri, esso offre uno spazio di ristoro e di socializzazione affinché nessuno si trovi escluso dalla comunità. Al suo interno hanno luogo alcuni dispositivi di inclusione sociale come i workshop e laboratori di approfondimento, insieme alla scuola di italiano «Penny Wirton» di Modena. Nei workshop del Centro diurno è possibile, con l’aiuto di volontari e operatori, conoscere meglio le persone incontrate. Dando voce ai partecipanti e incentivandone la fiducia, gli argomenti trattati cercano di coltivare il senso di appartenenza alla comunità nei partecipanti.

La scuola di italiano “Penny Wirton”, inaugurata nel 2018, è una delle realtà proposte nel Centro Papa Francesco

Inaugurata a ottobre 2018, la scuola «Penny Wirton» nasce grazie all’impegno di un gruppo di volontari assiduo. Con uno stile basato nell’educazione tra pari, ogni alunno viene accompagnato da un volontario nell’apprendimento della lingua italiana.

Dopo il Centro diurno, attraversiamo il cortile e saliamo le scale fino al primo piano dove è situato il Centro di accoglienza. Questo luogo dispone di otto posti letto per uomini stranieri e italiani che, mettendo in gioco le proprie risorse, avviano nuovi percorsi di autonomia e di vita. Dietro a ogni accoglienza c’è una progettazione che avviene insieme alla persona interessata

Sempre nel primo piano c’è un salone nel quale hanno luogo le cene e i pranzi di fraternità oltre ai momenti di riflessione, formazione e condivisione che spesso, durante la stagione estiva, si tengono anche nel cortile. Le cene e i pranzi di fraternità rappresentano un’iniziativa che intreccia quasi tutte le realtà del luogo. Ospiti, volontari, persone in condizione di fragilità e operatori siedono alla stessa tavola, condividono lo stesso cibo e si raccontano l’uno all’altro.

Ospiti, volontari, persone in condizione di fragilità e operatori siedono alla stessa tavola, condividono lo stesso cibo e si raccontano l’uno all’altro.

Gli alimenti condivisi a tavola vengono acquistati presso fornitori del territorio, i quali riservano particolare attenzione ai diritti dei propri lavoratori e alla sostenibilità della terra. Una parte fondamentale del progetto consiste nell’educare tutti a «mangiar bene spendendo poco».

Andando verso il secondo piano, incontriamo l’esperienza dello «Spazio Donne» pensata come un momento di socializzazione nel quale si possano mettere in campo competenze e abilità.

Su questa scia, sempre nel secondo piano, è nata un’esperienza di co–housing in cui sono accolte giovani volontarie e donne con differenti problematiche personali.

Infine, attraverso strumenti come il Servizio civile universale, i tirocini universitari e l’alternanza scuola lavoro, «Legami che liberano» si è impegnato, in prima linea, nella sensibilizzazione delle nuove generazioni chiamate all’esercizio di una cittadinanza attiva e vicina agli ultimi. In questi anni, «Legami che liberano» ha rappresentato uno spartiacque per la Caritas modenese che, con la nascita di questo progetto, è passata dalla promozione delle realtà già presenti nel territorio alla gestione diretta di alcune «opere segno».

Per realizzare queste opere, è stato fondamentale il contributo economico attraverso i fondi 8xmille della Cei e l’accompagnamento pastorale di Caritas italiana. «Legami che liberano» non pretende offrire risposte assolute a una società in continuo cambiamento ma, prendendo atto dell’interdipendenza a cui siamo tutti soggetti, vuole animare la cittadinanza all’inclusione dei più fragili. Un’inclusione basata su legami in grado di generare comunità vive e aperte.

Nostro Tempo, 20/09/2020

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