Se posso fare qualcosa, io ci sono!

Nel corso del progetto ‘Donne e Uomini di Speranza’ abbiamo conosciuto tante persone: volontari, studenti, lavoratori, operatori della Caritas diocesana che ogni settimana hanno deciso di dedicare parte del loro tempo per il servizio al prossimo. Un servizio che accorcia le distanze e ci rende tutti più attenti ai bisogni della nostra città. 

Conosciamo un altro volto dunque di questo progetto: Licia, 32 anni, vive ormai da 3 mesi presso il Centro di Accoglienza Papa Francesco a Modena. Allo scoppiare della pandemia ha iniziato la convivenza con altre due ragazze: Elena, giovane psicologa del centro e Maria Pia, anche lei ospite della struttura. 

Licia ci racconta quali sono le attività del centro diurno della Caritas diocesana che sono state interrotte a causa del Coronavirus e tra queste ci nomina diversi laboratori tra cui il ‘laboratorio di Pinocchio’ . Questo in particolare, ci ha spiegato, consisteva in una lettura in gruppo della suddetta favola (con cadenza settimanale) e una successiva restituzione attraverso una propria rappresentazione creativa. In questo modo ognuno ha avuto la possibilità di raccontare ciò che la favola ha rappresentato per lui e se si è rispecchiato in un passaggio specifico del libro.

Con entusiasmo ci parla poi di un progetto che invece è nato e proseguito proprio in tempo di Coronavirus: si tratta del Caffè Virale. In questo spazio, ognuno degli ospiti della Casa Papa Francesco poteva presentare il proprio sentito della giornata o della settimana anche tramite un pensiero, un’immagine o quello che più rappresentava il proprio stato d’animo. Licia ci racconta allora la sua immagine dell’ultimo incontro: “Io ad esempio ho portato un uccellino che non riusciva a volare, aveva le ali spezzate; con questo volevo rappresentare la sensazione che ho vissuto durante il periodo di Coronavirus: anche se libera mi sono sentita imprigionata”.

Questo progetto ci rimanda ad uno simile, conclusosi poco prima, in cui ognuno degli ospiti portava una rappresentazione della propria città natale. Entrambi i laboratori vedono come obiettivo quello di creare un legame tra le persone che vi partecipano, a partire dalle esperienze di vita di ognuno.

Così, in seguito alla sospensione di molte attività, si è giunti all’inaugurazione del progetto ‘Donne e Uomini di Speranza’, al quale Licia ci racconta di aver voluto aderire fin da subito: “Quando me ne hanno parlato, subito ho detto che se fosse stato possibile sarei andata volentieri anche io al magazzino del Tempio”. Licia, pensando alle tante mattine e pomeriggi trascorsi a fare i pacchi alimentari destinati alle famiglie più in difficoltà di Modena, condivide con noi quelle che sono le sue emozioni nel dedicare parte del suo tempo ad aiutare gli altri: “Mi sono sentita anche un po’ sollevata nel poter dare una mano. Capivo che avrei potuto anche io a dare una mano … so cosa vuol dire avere bisogno, so cosa vuol dire quando qualcuno ti aiuta e per me è molto importante anche restituire ciò che mi è stato dato, dando una mano come possibile”.

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