Ci piace puntare oltre!

Porsi come presenza amica accanto alle persone in  difficoltà.

Il progetto ‘Donne e uomini di Speranza’ ha visto fin da subito il coinvolgimento di numerosi volontari provenienti da diverse realtà di Modena. In particolare, dalla parrocchia di S.Giovanni Evangelista, situata nel quartiere Crocetta (Polo 2), che ha aderito in maniera sostanziale. Abbiamo intervistato don Graziano, il parroco, per avere una panoramica ricca e diversificata delle singole realtà che hanno preso parte alla rete di solidarietà della Caritas diocesana modenese.

Come era la situazione della comunità nel quartiere al tuo arrivo e come l’emergenza Covid19 l’ha influenzata ?

Sono arrivato in questa parrocchia circa a metà novembre 2019, poi a fine febbraio è iniziata la quarantena generale. Purtroppo ho avuto poco tempo per conoscere il quartiere. L’unica cosa che posso dire è che questa zona della città mi è sembrata particolarmente arricchita dalla coesistenza di persone diverse tra loro per cultura ed origine. Questo elemento è di fatto anche fonte di tensioni. Fortunatamente non mancano iniziative di volontariato e di socializzazione che aiutano le persone ad incontrarsi, a riconoscersi e famigliarizzare.

La pandemia ha purtroppo bloccato tutte le iniziative in programma e ha isolato le persone tra loro. Molti si sono caricati di ulteriori ansie e paure: gli italiani verso gli immigrati, additati come potenziali pericoli, sia dal punto di vista occupazionale che virale; gli immigrati da parte loro sono stati tentati di inasprire il loro pregiudizio verso gli italiani e di difendersi dal clima circostante percepito ghettizzandosi nel proprio gruppo etnico.

In questo scenario, specialmente dall’inizio della pandemia, ci siamo inoltre assiduamente dedicati a sostenere quei nuclei famigliari, sia italiani che immigrati, affetti da una condizione d’indigenza ulteriormente aggravata dall’isolamento e dal prolungato arresto delle attività lavorative.

Cosa ha rappresentato e rappresenta il progetto ‘Donne e Uomini di Speranza’ per la comunità della parrocchia?

Siamo felici che si sia corroborata una collaborazione in rete con la Caritas Diocesana, il Comune, La Croce Blu, la Croce Rossa ed altri soggetti del territorio. Già di per sé la semplice prestazione di assistenza che mira a colmare una mancanza di beni materiali nella vita delle persone è cosa necessaria e molto positiva. Tuttavia, ci piace puntare oltre. Le forme più dannose di miseria sono l’isolamento e l’egoismo: riguardo a questi pericoli, siamo tutti vulnerabili alla stessa maniera. Condividiamo in questo progetto un’idea di servizio che ci pone come presenza amica accanto alle persone in difficoltà per camminare insieme a loro e condividere qualcosa di più che alcuni beni materiali. Gesù non dava alle folle solo pane: donava loro la sua stessa vita e comunicava l’amore di Dio Padre. Le persone che cerchiamo di aiutare poi hanno anch’esse molto da donarci in termini di dignità e di amicizia.

Cosa ha rappresentato anche per i volontari e gli Scout che hanno aderito e collaborato al progetto?

Fino ad ora ho trovato tutti entusiasti. Come parrocchia ad esempio stiamo vivendo una forma di collaborazione trasversale tra generazioni che speriamo di mantenere, con i necessari adattamenti, anche in futuro.

Vittorio, scout della parrocchia ci parla del progetto: “Ha permesso a persone che non si conoscevano di entrare in relazione tra loro direttamente sul campo, agendo,facendo servizio, che ritengo sia il modo più vero per farlo. 
Sicuramente per tutti i volontari, ed in particolar modo per noi Scout, la nascita di questo progetto è stata una liberazione, ci ha permesso di sentirci finalmente utili per la città e per le persone dopo un periodo in cui l’unica cosa che potevamo fare era stare fermi.
La nostra parrocchia e il nostro gruppo Scout vivono questo quartiere da sempre, ma andare incontro alle persone, direttamente nelle loro case, penso ci faccia sentire parte di una comunità molto più reale e concreta. Ci ha permesso di abbattere rapidamente le barriere che inevitabilmente esistono tra persone che prima non si conoscevano, ma che grazie a questo progetto hanno stabilito una relazione”.

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