“Beni di prima necessità, aiutate trecento famiglie”

Caritas in prima linea insieme ad Acli, Croce Blu e servizi sociali Il vice direttore Valenzano: “Situazioni difficili acutizzate dall’isolamento”

di Paolo Tomassone

Un pacco di pasta, un pezzo di Parmigiano, una confezione di uova, un po’ di salume sono diventati beni preziosi per un migliaio di modenesi confinati a casa da oltre due mesi. L’emergenza Covid-19, però, oltre a presentarci un bisogno crescente di beni di prima necessità, ci ricorda che sono in aumento quelle povertà – non solo economiche – che s’insinuano nelle pieghe più nascoste della vita ordinaria delle persone più sole.

È la realtà davanti alla quale si trovano i sessanta volontari che da marzo hanno già visitato circa 300 famiglie in città: adulti caduti in depressione per la perdita del posto di lavoro, uomini e donne con precedenti problemi psichiatrici sui quali il distanziamento ha ampliato il malessere psicofisico, tanti, troppi, minori isolati perché non in grado di connettersi con gli insegnanti e i compagni di scuola, davanti quindi alla perdita di un sostegno sociale significativo.

“La spesa che riusciamo a consegnare ai nuclei familiari è solo uno strumento per entrare in contatto con le fragilità delle persone, per comprendere la loro condizione di malessere psicofisico, per ascoltare i loro bisogni che magari erano già presenti prima, ma che questa emergenza ha acutizzato” spiega Federico Valenzano, vicedirettore della Caritas diocesana, che ha dato vita al progetto ‘Donne e uomini di speranza’ insieme alle Acli provinciali, alla Croce Blu e ai servizi sociali del Comune di Modena. Una rete di volontari che da marzo ad oggi ha incontrato poco meno di 900 persone (227 uomini adulti, 248 donne, 126 minori di 18 anni e 284 minori di 12 anni), a cui sono stati consegnati beni di prima necessità: alimenti, prodotti per l’igiene, ma anche tablet per le lezioni online, computer e materiale di cancelleria. Prodotti scelti dalle filiere di economia solidale e dai produttori locali: “la qualità di ciò che offriamo grazie anche alla generosità di imprese del territorio e alle donazioni raccolte in questo periodo, circa 62 mila euro in poche settimane – spiega Valenzano – racconta del sentirci prossimi non solo nei confronti dei nostri destinatari diretti, ma anche di tutta la città, del suo tessuto produttivo”.

Grazie alle segnalazioni dei servizi sociali e delle Caritas parrocchiali i volontari sono poi riusciti a costruire una relazione con quasi 200 persone che oltre alle povertà materiali soffrono per disagi dal punto di vista psicosociale, legati alla tossicodipendenza, alla povertà educativa, alla solitudine e alle violenze che si possono generare dentro le quattro mura di casa.

“Questo progetto – conclude il vicedirettore di Caritas – ci insegna che da questa crisi si può uscire solo se tutta la comunità, senza esclusioni, si fa carico dei più fragili. Lo ripete spesso anche papa Francesco: non è possibile delegare solo ad alcuni la solidarietà nei confronti dei soggetti più fragili, c’è una comunità che si deve sentire interpellata”.

Il Resto del Carlino, 16/05/2020

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