Attenzione, ascolto e consapevolezza: fare parte di una grande famiglia

I volontari della Comunità di Campogalliano ci raccontano la loro esperienza nell’affrontare l’attuale emergenza:

Nella foto: i volontari della Caritas di Campogalliano durante la preparazione dei pacchi di generi alimentari da distribuire ai nuclei più bisognosi.

Un tempo di vita sospesa. E’ questo quanto percepito dalla Caritas di Campogalliano che, come tante altre in tutta la Diocesi di Modena, sta proseguendo nel servizio di sostegno alla comunità, nonostante l’oratorio sia chiuso da diversi giorni. La situazione, che ha bloccato il nostro Paese per diverse settimane, ha impedito l’ordinario relazionarsi dei volontari con le famiglie che abitualmente frequentano la Caritas parrocchiale. Ciò nonostante, è bello sentire come questo non abbia fermato la rete di solidarietà: “Se le famiglie non possono venire da noi, siamo noi che arriviamo acasa loro”.

Caritas Modenese, Amministrazione Comunale (in particolare l’Assessore ai Servizi Sociali) e Protezione Civile hanno rapidamente unito le forze, mettendo in campo una vera e propria rete di solidarietà capace di fronteggiare questo momento di difficoltà e dare una risposta concreta alle famiglie.

Le nuove modalità, per la distribuzione alimentare a domicilio, mettono ulteriormente alla prova i pochi volontari Caritas che si riuniscono negli spazi dell’oratorio: guanti e mascherine, distanze di sicurezza e tante famiglie da raggiungere. La collaborazione, valore da sempre chiave del servizio Caritas, diventa in questi giorni un elemento imprescindibile.

Tanto il supporto materiale, quanto quello emotivo ed il senso di vicinanza alle persone più fragili, non sarebbe stato possibile se non ci fosse stata una catena tra realtà diverse ma in stretta collaborazione tra loro. Ad ognuno il suo‘compito’: i volontari Caritas dietro le quinte ad allestire le“borse” con gli alimenti a disposizione, i volontari della Protezione Civile alla guida dei mezzi per raggiungere le case. Da sottolineare la decisione di non lasciare indietro un tassello fondamentale per la Caritas: andare al di là dell’aiuto materiale e sconfinare nel desiderio di continuare (nei limiti della situazione) a mantenere viva la relazione instaurata tra le famiglie e i volontari. Per questo motivo quest’ultimi hanno deciso di accompagnare il momento di incontro, avvertendo le persone dell’arrivo e, anche se a distanza, scambiando con chi riceve l’aiuto, qualche frase di incoraggiamento e di vicinanza.

In questo periodo aumentano le segnalazioni di famiglie in difficoltà che vengono messe in relazione con la Caritas tramite i Servizi Sociali, consapevoli che tramite questa catena di collaborazioni è possibile in tempi brevi dare risposte, a volte anche modeste, ma che riescono a far sentire le persone in una rete che li comprende e li fa sentire meno soli ed emarginati. Questa consolazione è allo stesso tempo la spinta ad andare avanti e viene ricordata ogni giorno dalle persone che si incontrano durante il servizio. Lo si percepisce dalle storie che ascoltiamo, dagli sguardi che incrociamo, dalle mani che vorremmo stringere e lo spazio (davvero solo fisico) che ci separa.

Racconta una volontaria: “Mi è capitata proprio pochi giorni fa la segnalazione di un nucleo familiare, composto da padre, madre e due figlioli di 11 e 16 anni che stanno attraversando un periodo molto difficile. Il padre purtroppo è vittima di una malattia oncologica e proprio in questi giorni deve essere ricoverato per un intervento. Per problemi burocratici, già seguiti dai sindacati, non sta ricevendo lo stipendio da alcuni mesi e la famiglia in questo momento vive con lo stipendio molto basso della madre. Si sono rivolti ai Servizi Sociali perché faticano a fare la spesa alimentare, per cui, visto che avevamo appena fatto la distribuzione, mentre facevo la spesa per me, ho fatto un po’ di spesa “robusta” anche per loro. Inoltre, poiché il padre per telefono mi aveva parlato della difficoltà che hanno i ragazzi a seguire le lezioni online che fanno le loro scuole, ho provato a mettere sui vari gruppi la richiesta per un computer e, nel giro di due ore, siamo riusciti a trovare un portatile che ho portato loro insieme alla spesa”.

Questa testimonianza è un esempio chiaro e confortante di come, una volta superata la paura di chiedere aiuto, sia sorprendente vedere come si crei intorno a noi un fermento di ricerca e buone intenzioni che danno vita a risultati inaspettati. Ci scrive ancora una volontaria della parrocchia: “ Siamo fortunati, perché in tante occasioni sentiamo la comunitàche si stringe intorno a noi e ci sostiene”. E’ indispensabile dunque riflettere su quanto stiamo vivendo in questo periodo, ed in generale, su quale sia il ruolo di Caritas e il modo nel quale viene svolto il nostro “servizio” rispetto ad altre associazioni di volontariato: non siamo chiamati alla sola distribuzione dei beni materiali, quanto piuttosto a mettere a disposizione l’attenzione, l’ascolto nella consapevolezza di fare parte di una grande famiglia.

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