Un Caffè Virale per stringerci nella distanza

Il nostro Vicedirettore racconta “In prima linea” l’iniziativa del Caffè Virale


(Per sentire la trasmissione radiofonica di “In Prima linea” del 1° aprile 2020, clicca QUI e ascolta a partire dal minuto 14°)

Mercoledì 1° aprile 2020, il nostro vicedirettore Federico Valenzano ha raccontato il Caffè Virale e insieme ad altre iniziative generate insieme agli ospiti del Centro Papa Francesco. Intervistato da Paola Simonetti nell’emissione In prima linea, Valenzano ci illustra la nascita di questa idea di un momento pensato per salvaguardare il senso delle relazioni attraverso la condivisione con l’altro. Citando la frase “per riempire una stanza, basta una caffettiera sul fuoco” di Erri de Luca, Paola Simonetti ha offerto una pista di ciò che il Caffè Virale vuole significare per la Caritas Modenese.

L’esperienza di un momento concreto nel quale, intorno al simbolo del caffè, ognuno racconta il proprio stato d’animo confrontandosi con l’altro, viene descritta a partire dal 14° minuto della trasmissione. Le parole di Valenzano ci aiutano a ripercorrere il 10 marzo – data in cui sono entrate in vigore le misure più restrittive – come un giorno in cui, durante la condivisione del pranzo “oltre la distanza di un metro l’uno dall’altro”, “era sceso un silenzio irreale, pieno di tristezza, di isolamento” e all’interno del quale gli operatori non si sono rassegnati ma hanno cercato di “offrire subito un’opportunità molto concreta di poter prendere la parola” ed esprimere “i sentimenti e le emozioni che abitavano i singoli, provando a simboleggiare i propri stati d’animo attraverso la descrizione di un oggetto” e, subito dopo, “gli altri partecipanti provavano a fare una sorta di specchio, dicendo quali erano le emozioni e i vissuti che percepivano nelle parole di chi aveva fatto il proprio intervento”.

Descritta da Paola Simonetti come un’esperienza di empatia, questo continuum di condivisioni ci aiuta a vivere come cristiani che hanno scoperto l’energia della resurrezione. Sottolineando la necessità di vivere la quaresima “scoperchiando i sepolcri dei nostri cuori”, Valenzano ha ribadito l’importanza di “non rinchiudersi in sé stessi, di non isolarsi, di non far dominare l’angoscia, l’ansia, la preoccupazione” ma di scoprire la “fortuna di vivere in fraternità”.

Il nostro Vicedirettore ha anche descritto la ricchezza dell’altro attraverso le biografie molto differenti che le persone accolte nel Centro portano con sé. La presenza di donne e uomini, giovani e adulti, che cercano insieme di superare le proprie fragilità. “Sono storie che si intrecciano con quelle di noi, uomini e donne della Caritas che ci ricordiamo, prima di tutto, di essere fratelli e sorelle di queste persone” e prosegue “alla ricerca di condividere la comune umanità, e alla ricerca della misericordia del Padre che è l’unico che può farci sentire amati, consolati, perdonati e, per cui, capaci di poter amare e perdonare”.

Si è parlato del simbolo di una sede situata nel Centro di Modena per iniziativa del Vescovo, la quale “ricopre un ruolo importante nella tessitura di legami che, rompendo le logiche dello scarto, rimettano al centro le persone più fragili permettendoci di riscoprire in loro una risorsa”. La scoperta di questa ricchezza si pone in continuità con il sostegno offerto dal progetto 8X1000 Legami che Liberano finanziato da Caritas italiana che, in questi momenti così delicati giunge al suo terzo anno. “Non manca poi la collaborazione con il comune e gli organismi locali che ci permettono di agire collettivamente, in sinergia, in equipe” conclude Valenzano.

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