Festa della pace, in 170 per confrontarsi sul significato di «città giusta»

Di Estefano J. Soler Tamburrini,

Quello di sabato 25 gennaio è stato un pomeriggio ricco di testimonianze, di partecipazione e della dose di sana gioia che non poteva rimanere fuori dalla Festa della pace, appuntamento che ha contato sulla partecipazione di oltre 170 persone tra bambini, educatori e volontari, provenienti da diverse parrocchie dell’arcidiocesi di Modena–Nonantola. Nata sotto lo slogan «La città giusta», la Festa della pace 2019–2020, evento diocesano dell’Azione cattolica ragazzi che quest’anno ha scelto di proiettare la figura della città stessa come un luogo caratterizzato da un profondo senso di familiarità, che rende possibile la condivisione e la solidarietà manifstata dai cittadini al suo interno. Questo modello di città ci esorta a creare degli spazi nei quali sia riconosciuta la centralità attiva di ogni persona, la quale gli permetta di superare ogni forma di esclusione ed emarginazione. A questo proposito, la Festa della pace si pone in continuità con lo spirito di servizio che ispira l’azione pastorale della Caritas diocesana.

Ad aprire l’incontro di riflessione e testimonianze nella chiesa di San Bartolomeo è stato il vicedirettore della Caritas diocesana, Federico Valenzano, il quale, parlando del lavoro svolto dai volontari, ha evidenziato che «per capire il mistero che si cela dietro la figura del povero, possiamo immaginarci la condizione dell’equilibrista, il quale, è costretto a fare degli sforzi eccezionali per evitare di cadere. E noi, come Caritas, siamo chiamati a sostenere questi equilibristi nel loro percorso». «Siamo anche chiamati – ha proseguito Valenzano – a tessere delle reti relazionali che possano supportare la persona nel caso di un’eventuale caduta». Il vicedirettore della Caritas diocesana ha concluso il suo intervento mettendo in luce la profonda differenza tra l’assistenzialismo e il percorso promosso dai volontari dell’organizzazione nel promuovere la dignità umana, sottolineando che «l’azione della Caritas non consiste nel risolvere la povertà, ma nell’accompagnare ogni persona nella riscoperta della propria dignità e delle proprie risorse».

Dopo il momento di riflessione nella chiesa di San Bartolomeo, la giornata è andata avanti con la visita al Centro Papa Francesco, dove sono state svolte diverseattività che hanno reso molto dinamica l’esplorazione del luogo. Dal centro diurno al centro di accoglienza, dalla scuola di italiano per stranieri «Penny Wirton», passando per il laboratorio di cucina «Intrecci di gusto» fino ad arrivare allo «Spazio Donne», i giovani modenesi hanno conosciuto una realtà che, nel suo piccolo, cerca di imitare quella «città giusta» voluta dall’Azione cattolica ragazzi.

Sullo sfondo delle diverse riflessioni che questa realtà ci propone, c’è una prospettiva diversa di città, nella quale la convivenza sconfigge la paura, la relazione supera il pregiudizio e «il tutto è superiore alla parte».

Nostro Tempo, 02/02/2020 



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