«LA SFIDA DELLA MIGRAZIONE MISURA LA NOSTRA CREDIBILITA’»

Il vescovo Erio Castellucci lancia un messaggio nella Giornata mondiale dei poveri

di Claudia Capitani

Si è svolta domenica 17 novembre la terza Giornata Mondiale dei poveri, voluta espressamente dal Papa al termine del Giubileo della Misericordia. La Consulta diocesana degli organismi socio–assistenziali ha risposto all’invito di papa Francesco con un convegno, che si è tenuto nel pomeriggio nella chiesa di San Bartolomeo, seguito da un momento conviviale nel Centro Papa Francesco della Caritas diocesana. La Consulta degli organismi socio–assistenziali è costituita al momento da Caritas diocesana – che coordina la consulta – la cooperativa sociale Coopattiva, il Movimento adulti scout cattolici italiani, Progetto Insieme, Csi Modena volontariato, Associazione comunità papa Giovanni XXIII, Charitas Asp, Associazione genitori Charitas e Associazione Porta Aperta e Acli.

 ll direttore della Caritas diocesana, Eros Benassi, ha proposto ai partecipanti una riflessione a partire dal messaggio del Papa, mettendo in evidenza tre parole: lavoro, casa e affetto. Dice il direttore: «Il lavoro è un valore della costituzione e serve per dare senso e dignità alla vita di ogni essere umano. La casa racchiude nel suo significato dimora, ma anche famiglia e comunità; la casa diventa un punto di riferimento per ogni persona. L’ essere umano è un essere socievole e quindi predisposto alla socievolezza e all’istaurare degli affetti. Siamo tutti chiamati a creare reti solidali per prenderci cura della città e della diocesi superando la logica dell’individualismo». La vicedirettrice della Caritas diocesana Maria Rita Fontana ha spiegato le motivazioni alla base della scelta del tema di quest’anno: «Nell’organizzare questa iniziativa abbiamo tratto spunto dalla lettera pastorale del 2018–2019: “Al di là dei loro mezzi. Parrocchie ricche in generosità”, nella parte Parrocchia e migranti, dove il vescovo Castellucci ha chiaramente affermato che le nostre comunità sono “sfidate” dal fenomeno migratorio e ha indicato alcune linee operative, perché le parrocchie, anche di fronte a questo fenomeno, misurino la credibilità del loro annuncio, delle loro celebrazioni eucaristiche e della vita di fraternità».

E’ stato poi presentato un video nel quale sono state raccolte esperienze realizzate da alcuni enti della consulta con le parrocchie. In particolare l’esperienza di Porta Aperta «Casa di Abramo» con due parrocchie cittadine, San Paolo e Sacro Cuore, nelle quali si sono realizzate delle iniziative rivolte a ragazzi migranti ospitati; l’accoglienza di una giovane nigeriana realizzata dalla Comunità Papa Giovanni XXIII in una famiglia della parrocchia cittadina Sant’Antonio di Padova della Cittadella; l’esperienza del MASCI, che nella parrocchiadi San Giovanni Evangelista, ha iniziato un corso di italiano rivolto alle donne straniere in collaborazione con il centro d’ascolto e l’inserimento di minori stranieri non accompagnati promosso dal CSI in società sportive anche parrocchiali che hanno aderito al progetto FAMI.

Nell’evento sono state presentate diverse iniziative e la testimonianza di una famiglia eritrea accolta a Nonantola

 I l pomeriggio è proseguito con la testimonianza dell’esperienza di accoglienza che la comunità di Nonantola, attraverso il Comitato Anni in fuga e l’affiancamento della Caritas diocesana, sta portando avanti dal 31 gennaio 2019 di una famiglia eritrea tramite i Corridoi Umanitari, una modalità di accoglienza legale e sicura attivata da Caritas Italiana, che ha permesso a Welde, Tekle e Senait di arrivare a Nonantola da un campo profughi etiope.

 Qui è poi nata Sesuna, la figlia di Tekle e Senait. Tekle è stato il primo a prendere la parola, ha ringraziato la Caritas e la gente di Nonantola, che ha aperto il cuore per loro. «L’Eritrea è ricca, ma povera di democrazia – ha affermato – e quando un popolo è povero di democrazia è povero di tutto. La difficoltà di essere accolti in un paese tanto diverso dal proprio mi ha permesso di aprire il mio cuore indicandomi la strada da percorrere». Tekle ha creato il disegno riportato sulla locandina dell’evento e spiegandolo ha affermato che ogni persona per compiere un salto non ha bisogno solo della propria forza ma anche di tutto quello che lo circonda. Welde, dopo il fratello, ha ringraziato Caritas Italiana, che ha alzato la mano per accompagnarli in modo sicuro in questo percorso: «Quando nasci in un luogo dove c’è povertà e guerra non sai cosa c’è di altro. Oggi posso dire che qui vivo bene, ma solo ora riconosco che ci sono altre persone che vivono una situazione drammatica. Oggi posso permettermi di andare a scuola, di avere una famiglia in Eritrea e una a Nonantola». La famiglia tutor, rappresentata dalla signora Lauretta, ha raccontato la propria esperienza che stanno portando avanti nel modo più naturale possibile e con semplicità e che gli ha permesso di stringere nuovi legami e di scoprire tante risorse nelle persone. Il vescovo Castellucci ha portato il suo saluto ed ha richiamato l’attenzione sui due sensi di marcia con cui si deve concepire l’accoglienza: «L’accoglienza è un dono per chi la riceve ma è un dono anche per chi la fa, perché permette di arricchirci di umanità, ed è questo il miracolo della carità».

l’evento

La Caritas diocesana e gli altri organismi socio-assistenziali hanno organizzato un convegno

La chiesa di San Bartolomeo ha ospitato la Giornata Mondiale dei poveri



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