DAL CAMPO PROFUGHI ETIOPE PER ESSERE ACCOLTI DAI MODENESI

  Ieri la “Giornata Mondiale dei poveri”con una testimonianza toccante

L’odissea di una famiglia eritrea ha avuto fine presso due coniugi di Nonantola, determinante l’intervento della Caritas. il vescovo:<<Chi dona diventa più ricco>>

da Gazzetta di Modena 18 novembre 2019

di Paolo Seghedoni

Da un campo profughi etiope a Nonantola. È il viaggio che ha fatto la famiglia di Teklemarian e Senait e del fratello di Senait, Weldegabr,grazie ai corridoi umanitari di Caritas Italiana.Dal 31 gennaio i tre sono a Nonantola e nel frattempo è nata Sesuna, la figlia di Teklemarian e Senait. La famiglia vive con la famiglia tutor, i nonantolani Lauretta e Libero Severi, grazie al progetto di parrocchia e Comune di Nonantola, insieme ad altre realtà associative ecclesiali e non. La testimonianza della famiglia eritrea e dei tutor è stata al centro dell’evento promosso da Caritas diocesana per la “Giornata dei poveri”.Il direttore della Caritas, Eros Benassi, ha aperto i lavori commentando il messaggio di papa Francesco, a seguire sono stati presentati diversi progetti di risposta all’appello del Papa e del vescovo Erio sull’accoglienza.Le parrocchie di San Paolo e Sacro Cuore con il Centro Sportivo Italiano sullo sport,quella di San Giovanni Evangelista col Masci, quella di Sant’Antonio per l’accoglienza di una vittima di tratta con la Papa Giovanni, Porta Aperta e la Casa di Abramo.Tante risposte differenti,unite nel segno di quello che dal vescovo è stato definito«il miracolo della carità. Il dono – ha detto don Erio – ha la caratteristica di arricchire sia chi dà che chi riceve. chi dona diventa più ricco, non più povero».Poi la testimonianza della famiglia che è partita dall’Eritrea, è passata da Sudan, Egitto ed Etiopia prima di essere accolta in Italia, a Nonantola, tramite i corridoi umanitari Caritas.«Grazie alla Caritas e alla gente di Nonantola, perchè hanno aperto il cuore per noi- ha detto in italiano Teklemarian, prima di proseguire in lingua tigrim – L’Eritrea è ricca, ma povera di democrazia, e quando un popolo è povero di democrazia è povero di tutto. A Nonantola abbiamo trovato una famiglia: è veramente povero chi non ha amore, adesso speriamo di essere noi ad aprire il nostro cuore ad altri».Il cognato Weldegabr ha proseguito: «Quando nasci in un posto dove c’è povertà e guerra non sai cosa c’è di altro e combatti per i tuoi problemi. Oggi posso dire che qui vivo bene, ma ora riconosco che ci sono altre persone che vivono una situazione drammatica. Oggi, grazie a Dio e a tante persone che ci hanno fatto del bene, posso andare a scuola, giocare a calcio… Ho una famiglia in Eritrea e un’altra a Nonantola».Lauretta, la ‘mamma tutor’, ha concluso: »Stiamo facendo un’esperienza molto bella, stiamo cercando di fare questo nel modo più naturale e semplice, facciamo quello che fa ogni famiglia.Tanti a Nonantola hanno risposto e si sono attivati, tanti mi fermano per avere loro notizie. Ora desiderano essere autonomi, speriamo di poter trovare loro un lavoro». —

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