UN LABORATORIO PER CAPIRE LA MIGRAZIONE

Un viaggio sensoriale a ritroso che racconta le sensazioni vissute da chi si trova costretto a lasciare gli affetti e attraversare i confini

Di Luca Beltrami

Simulare il viaggio dei migranti per farsi un’idea più reale dei fatti raccontati da giornali e tv. Apre questa settimana «Alle radici.

Viaggio sensoriale all’origine della migrazione», laboratorio organizzato dall’Ufficio missionario diocesano insieme a Caritas e Bambini nel deserto al Centro Famiglia di Nazareth, nell’ambito del Festival della Migrazione. Cosa c’è dietro i viaggi della speranza? Cosa spinge una famiglia a partire?

Cosa provano le persone costrette a lasciare la propria casa e i propri affetti? «Alle radici» vuole dare a ciascuno la possibilità di interrogarsi in modo più profondo sul tema migrazione, e lo fa limitando le mediazioni, facendo immergere il partecipante in un’esperienza il più possibile coinvolgente, ripercorrendo al contrario il viaggio dei migranti. Il laboratorio non è una novità, già lo scorso anno oltre mille persone hanno provato il viaggio sensoriale, ma in questa edizione l’esperienza raddoppia: alla rotta mediterranea è stata aggiunta quella balcanica.

«Dietro al laboratorio– racconta Gloria Guerra, una delle coordinatrici – c’è un lavoro di gruppo notevole, iniziato lo scorso luglio, che ha coinvolto uno staff di 15 persone tra Ufficio missionario, il gruppo giovani della Caritas diocesana e Bambini nel deserto. Abbiamo studiato la nuova tratta, ci siamo informati sui passaggi chiave e abbiamo messo insieme i pezzi della rotta.

Dalla teoria siamo passati alla pratica, nella quale abbiamo cercato di rivivere a ritroso il viaggio dei migranti, attraverso le sensazioni, le paure, gli odori e i rumori che lo caratterizzano». L’obiettivo è affrontare l’argomento non restando in superficie: «Quello su cui vorremo fermare l’attenzione – precisa Gloria – non è solo la drammatica esperienza che vivono queste persone, obbligate ad attraversare i confini in modo illegale e pericoloso, ma come noi occidentali siamo coinvolti nella migrazione. Il tema ci riguarda, lo sfruttamento delle risorse è una delle principali cause dei conflitti che costringono le persone a partire e il nostro stile di vita è un fattore determinante. “Alle radici” intende mettere le persone di fronte ad una realtà spesso sconosciuta: nella mappa del Mediterraneo dove al termine dell’esperienza i partecipanti lasciano le proprie impressioni, uno dei messaggi più ricorrenti è “non sapevo che le cose stessero così”».

 Ogni gruppo, composto da massimo 30 persone, avrà a disposizione un’ora, il laboratorio è consigliato dai 17 anni in su e sarà aperto il 23 novembre dalle 18 alle 23, il 24 novembre dalle 16 alle 22, il 27 novembre dalle 19 alle 22, il 29 novembre dalle 18 alle 23, il 30 novembre dalle 16 alle 23, l’1 dicembre dalle 16 alle 22, 4 dicembre dalle 19 alle 22, il 7 dicembre dalle 18 alle 23 e l’8 dicembre dalle 16 alle 22 (gli organizzatori sono disponibili ad aperture in altri giorni solo per gruppi e su prenotazione, per informazioni e prenotazioni contattare Laura al 349– 0928854 o Gloria al 347– 0014505).

l’esperienza

«Vogliamo riflettere su come il tema coinvolge anche noi occidentali e il nostro stile di vita» spiega una coordinatrice

Alcuni partecipanti al laboratorio «Alle radici» lasciano sulla mappa del Mediterraneo le loro impressioni sull’esperienza

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