“LEGAMI AL CENTRO” LA FESTA DI CARITAS

DI SERENA M URACCHINI

In occasione della chiusura della Tre giorni diocesana, l’evento di inizio estate al Centro di accoglienza è stato per tutti, operatori, volontari e ospiti, una bellissima festa, propria dei colori dell’inizio estate e simbolicamente il momento in cui fare il punto sull’esperienza di un luogo e di un progetto che vede protagonista indiretto un palazzo storico di via dei Servi. Una festa concepita per fare spazio nei cuori ed aprirsi alle persone e alla città di Modena, far conoscere le esperienze che da più di un anno abitano questo luogo del centro storico. Qui per volere del vescovo Castellucci, su proposta della Caritas diocesana, si è lavorato negli ultimi due anni per recuperare uno stabile, ristrutturarlo, abbellirlo e renderlo accogliente, per realizzare luoghi e attività di accoglienza secondo lo stile Caritas della condivisione e della fraternità. Con l’obiettivo quindi di ricreare legami tra Chiesa, poveri e città, con l’ambizione di promuovere «legami che liberano», titolo di una progettazione condivisa con Caritas Italiana e sostenuta dai fondi 8×1000. Tante le attività nate spontaneamente e sulla scia del primo timido tentativo di centro diurno: accesso libero, giochi, attività ricreative e formative, laboratori interattivi di educazione civica, cultura generale e spiritualità, scuola di italiano, spazio dedicato alle donne. A questi sono seguiti l’apertura di un centro di accoglienza, l’organizzazione di cene di convivialità, un centro di accoglienza per situazioni di emergenza. Di tutto questo non si è parlato sabato scorso, ma lo si è provato a vivere attraverso un percorso guidato sapientemente attraverso spazi fisici e luoghi del cuore, caratterizzati dai cinque verbi che papa Francesco cita in Evangelii Gaudium a proposito della Chiesa in uscita: prendere l’iniziativa, coinvolgersi, accompagnare, fruttificare, festeggiare. Tre i momenti salienti della giornata. Il saluto iniziale nel cortile interno del centro ha visto operatori, ospiti e volontari presentare gli spazi che frequentano, attraverso l’incipit «Io sono l’ascolto» e «Chiamatemi Ismaele», per sottolineare che ogni luogo dentro al Centro di accoglienza, ogni attività, ogni proposta è un ascolto di sé, dell’altro e di Dio, in un percorso che è condivisione. Il secondo momento della giornata sono stati i laboratori tematici sui cinque verbi corrispondenti a cinque attività presentate. Coinvolgersi è mettersi in gioco al Centro diurno e qui l’attività ha preso avvio dalla condivisione del proprio sentimento sulla parola «familiarità» e ha raccolto in un secondo tempo gli esiti di un laboratorio di parola e poesia svolto negli ultimi mesi. Le parole di Alda Merini hanno danzato un ballo inatteso con nuovi partner, le parole degli ospiti sui grandi temi dei bisogni materiali e dei bisogni spirituali. Prendere l’iniziativa è stata l’occasione di sperimentare il laboratorio di sartoria, che è luogo di tessitura non solo di lana, ma anche e soprattutto di legami, uno spazio concepito dove ognuna è al tempo stesso allieva e maestra.

Accompagnare è la scuola di italiano, uno spazio di conversazione a partire da immagini evocative di temi e situazioni.

Fruttificare è il Centro di accoglienza, dove la libertà è il frutto della convivenza e la convivenza l’esperienza per prendere in mano il proprio presente e riuscire a vedere un futuro. Festeggiare per imparare che il cibo è condivisione e celebrazione, non solo nutrimento. Una delle attività è stata preparare biscotti buoni, sani, genuini e in tempo da record assieme a Catia, l’anima delle cene e dei pranzi di fraternità. Infine, il momento di conclusione e riconnessione, con il ritrovo finale nel cortile interno, dove si sono tirate le fila di tutta una giornata grazie alla performance teatrale di don Andrea Ballarin ( vedi box).

La chiusura con un buffet, rigorosamente home–made, cucinato nella cucina professionale da Catia, insieme alle amiche dello Spazio Donne, ai volontari e agli ospiti: un invito ad imparare tutti a festeggiare, stringendo nuovi inediti legami che liberano.

Nel palazzo di via dei Servi operatori, volontari e ospiti si sono trovati per presentare gli spazi e le attività svolte nel corso dell’anno pastorale attraverso laboratori tematici sui cinque verbi indicati dal Pontefice nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *