LO STILE DELLA CARITAS NEL SEGNO DELL’ARTE

DI SERENA M URACCHINI

L’incontro con le comunità dei vicariati della Pedemontana Est e di Guiglia, Zocca, Montese è stato un percorso nato quasi per caso dopo un incontro dello scorso anno, con l’idea di proporre momenti di ritrovo e confronto tra i volontari dell’animazione alla carità, per riscoprire insieme l’identità, il mandato e lo stile Caritas, e soprattutto per avere occasioni di condivisione, conoscenza, sostegno reciproco. Tra febbraio e aprile, si è quindi svolto un percorso di tre incontri: grande la partecipazione, con sette rappresentanze parrocchiali, per una media di trenta persone ad ogni appuntamento. Il primo incontro, dedicato all’ascolto della Parola, è stato guidato sapientemente da don Luca Palazzi, che ha proposto una riflessione sul Vangelo di Matteo (Mt 25, «L’avete fatto a me»), attraverso la metodologia della catechesi attraverso l’arte. A partire dall’opera d’arte «Le opere di misericordia» del pittore e presbitero Sieger Koeder, la relazione ha sottolineato l’anima delle sette opere di misericordia corporale, a cui, secondo tradizione, si ascrivono le opere di carità.

Entrare dentro all’immagine, analizzandone la costruzione e i significati suggeriti dall’artista, ha offerto alla meditazione del gruppo una pluralità di spunti e una grande profondità di contenuti, che non smettono di essere attuali e di interrogare l’uomo e il cristiano di oggi. Da questa immagine potente e dagli stimoli essenziali che ne sono derivati, nel secondo incontro i partecipanti si sono interrogati, ricercando nell’agire delle loro comunità parrocchiali sia ciò che li accomuna alla proposta di Koeder, sia gli ostacoli e le fatiche che si frappongono tra loro e questi orizzonti. Il risultato è un ritratto di comunità in cammino, ricche di voglia di mettersi in gioco, solidarietà, ricerca di comunione, desiderio di incontrare l’altro, risorse umane e materiali. Allo stesso tempo le comunità sono apparse appesantite dalla difficoltà a mettersi nei panni dell’altro, da qualche pregiudizio, scarsa integrazione o da relazioni difficili, e nella difficoltà ad animare tutta la comunità, ma anche desiderose di andare verso quell’orizzonte che è la luce della Pasqua, fatto di speranze e di voglia di vivere la dimensione sociale del Vangelo, imparare a fare le cose insieme, riconoscersi come fratelli, divenire ponti verso il mondo. Il percorso si è soffermato nel terzo appuntamento sullo stile di Gesù, che dovrebbe essere lo stile delle Caritas e prima ancora di ogni cristiano nelle relazioni. Uno stile che si può riassumere – dando un occhio anche al quadro di Koeder – come uno stile di condivisione e di relazione. Per i volontari condividere significa amicizia, stare dalla parte dei poveri, sentirsi

accolti, non giudicare, rispetto reciproco, ascolto, continuità; per la Caritas parrocchiale la condivisione riguarda un agire comunitario, organizzato e di animazione, che comprende la disponibilità di persone e tempo, il superamento del pregiudizio tra volontari e persone accolte, l’entrare in relazione al di là degli aiuti materiali, superare diversità, dialogare con tutta la comunità. In conclusione sono state analizzate, come esempi di opere–segno con lo stile Caritas, le proposte che Caritas diocesana e alcune parrocchie stanno avviando di momenti conviviali, a partire da quella prima esperienza di mensa di fraternità che fu attivata da don Graziano Gavioli nella sua casa di Sant’Agostino. La Caritas diocesana, da esperienze come quella vissuta a Brodano, ha imparato e impara ogni volta a ricostruire il proprio mandato, che è quello di un centro diocesano al servizio dei territori e di ogni realtà, anche piccola, perché i tesori e gli insegnamenti che si incontrano sono preziose esperienze di fede: l’operatore pastorale diocesano incontra altri fratelli che stanno costruendo cammini significativi e ha il privilegio di fare un pezzo di strada con loro. Le parrocchie hanno ricchezze, che possono essere messe in comune in un rapporto di reciprocità e scambio e la possibilità di conoscere e ascoltare i bisogni del territorio aiuta ad allestire proposte più mirate e pensate ad hoc.

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