«CAMMINAVA CON LORO», CARITAS IN RITIRO A NONANTOLA

Sabato 11 maggio, oltre cento animatori della carità provenienti da tutta la diocesi si sono dati appuntamento a Nonantola, per vivere insieme un ritiro spirituale guidato dal arcivescovo Castellucci e organizzato dalla Caritas diocesana per riflettere, partendo dal Vangelo dei discepoli di Emmaus, sullo stile della animazione alla carità delle comunità parrocchiali.

L’animazione pastorale alla carità, secondo Caritas italiana, è l’impegno della Chiesa a uscire da se stessa, collocarsi in modo attivo nella storia e con uno stile di dialogo e condivisione.

Luogo del ritiro è stata la Basilica abbaziale di Nonantola, riaperta al culto il 16 settembre 2018 e per la quale è stato indetto da papa Francesco un anno santo giubilare. L’incontro si è caratterizzato come un itinerario di preghiera all’interno della Basilica, che custodisce da secoli la tradizione benedettina della preghiera, del lavoro e dell’accoglienza.

Al centro l’ascolto della Parola, seguito dalla riflessione dell’arcivescovo, che ha aiutato i presenti ad approfondire lo stile con cui Gesù si affianca e cammina con i discepoli che sono delusi. Essi avevano per anni riposto le loro attese in Gesù, per cui avevano lasciato il villaggio al quale ora stavano tornando, si erano orientati verso una vita completamente diversa e tutto, con la morte di Gesù, era crollato in un attimo. Il vescovo ha sottolineato all’inizio della sua riflessione come «il tempo verbale dell’imperfetto utilizzato nel Vangelo è il tempo che lascia alle spalle Gerusalemme, la città del futuro e va verso il paese di Emmaus ,il paese del passato», ed esprime il senso di delusione dei discepoli e il nostro. In questa amarezza e pesantezza il Signore si affianca. «A me sembra – ha ricordato ancora il presule – che qui stia l’essenza della fede cristiana: non pensare che quando tutto va bene il Signore cammina con noi; proprio quando noi siamo delusi, bruciati da qualche esperienza negativa, tentati di tornare alla vita di prima, è lì che si vede chi è il Signore. Gesù li affianca e prende il passo dell’imperfetto, il loro passo. Non ha fretta, instaura un dialogo e lascia che tirino fuori la loro delusione e inquietudine.

Inizia poi ad innestare la retromarcia ed insinua che gli 11 km che dividono Gerusalemme da Emmaus vanno fatti in senso contrario, non più delusi ma gioiosi».

Oltre ad affiancarsi li aiuta a ripensare alle scritture che conoscono, si lascia accogliere come forestiero, rispondendo al loro bisogno «resta con noi Signore perché si fa sera» e spezza il pane con loro. A quel punto aprono gli occhi e lo riconoscono.

Ultima dimensione di questo incontro è la scomparsa di Gesù che rende possibile la missione. Se fosse rimasto con loro non sarebbero tornati verso Gerusalemme. Castellucci ha aiutato infine a vedere in questo Vangelo i cinque ingredienti che caratterizzano la Chiesa e la Caritas: chi ama si lascia affiancare e affianca senza imporre il proprio passo, ascolta la Parola e dà una parola di speranza, si lascia accogliere e accoglie, accoglie chi si offre e fa del suo corpo un’offerta e chi ama annuncia. Tutto comincia dal primo passo di Gesù. «La speranza è che le nostre realtà attente agli ultimi si rinvigoriscano con questi 5 ingredienti. Chiediamo a Gesù che non si stanchi mai di fare il primo passo» ha concluso l’arcivescovo.

Le riflessioni del ritiro sono state arricchite dalle testimonianze della Caritas della parrocchia di Corlo e di due ospiti del centro Papa Francesco, sullo stile dell’accoglienza e l’importanza della condivisione fraterna della vita e del cibo.

Maria Rita Fontana e Anna Maria Guagnano

Leave Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *