“WALLAH JE JURE” STORIE DI MIGRANTI

DI FRANCESCA C INTORI

Raccontare pagine di vita vissuta, capire il fenomeno migratorio al di là dei pro e dei contro: questo lo scopo della serata tenutasi a Pavullo presso il cinema Mac Mazzieri il 3 aprile scorso.

Nell’ultimo appuntamento della rassegna di cinema d’essai le parrocchie di Pavullo, in collaborazione con il Comune di Pavullo e la Caritas diocesana, ha organizzato la proiezione di «Wallah: je te jure», docufilm che racconta storie di uomini e donne in viaggio lungo le rotte migratorie che dall’Africaoccidentale portano in

Italia. Viaggi drammatici, dove la vita è costantemente a rischio, attraverso deserto, ghetti, campi di prigionia e traversate in mare.

L’Europa è una meta da raggiungere, questa la promessa che chi parte fa a se stesso e alle famiglie che lascia. Wallah, che in lingua nigeriana significa «te lo giuro», è l’espressione che sancisce questo impegno. Al termine del documentario Seny, Dramane e Ernest, tre profughi provenientirispettivamente da Senegal, Mali e Nigeria, ma da tempo a Pavullo, sono saliti sul palco per raccontare la loro storia. La ricerca di una vita migliore o l’impossibilità di rimanere nel proprio paese – a causa di conflitti, tensionisociali, persecuzioni, povertà, è ciò che haspinto loro e molti altri a lasciare la propriaterra e i propri affetti

per partire verso un Paese per lo più sconosciuto, rischiando tutto e affrontando innumerevoli difficoltà e pericoli. Una decisone sofferta ma alla quale spesso sono costretti per salvarsi. Ringraziano l’Italia che li ha soccorsi nel naufragio in mare e li ha accolti.«Vogliamo studiare e lavorare per poterci sdebitare, se ci sarà data questa opportunità. Noi non siamo qui per fare del male o per girare per strada senza scopo, ma per trovare un senso alla nostra vita esattamente come voi». Queste alcune delle toccanti parole pronunciate sul palco del Mac Mazzieri, di fronte a un pubblico commosso e forse più consapevole, dopo un documentario che racconta la realtà al di là delle ideologie o delle posizioni di parte.

La proiezione di «Wallah»

è stato un modo per uscire dagli ambienti parrocchiali ed essere sul territorio, invitare la cittadinanza a spazi di dialogo e di lavoro comuni, come già in passato la parrocchia di Pavullo ha voluto fare e che intende proseguire; è inoltre il frutto di un inverno di serate di cineforum trascorse in parrocchia con i ragazzi migranti per visionare film, parlarne insieme e capirsi meglio.

Aromatica nota finale: il tè marocchino e senegalese offerto dalle donne migranti, in bellissimi abiti tradizionali, a tutti i partecipanti.

«Vogliamo lavorare e studiare, per dare un senso alla nostra vita» hanno spiegato tre giovani profughi, sul palco per portare la loro testimonianza

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