IL NOSTRO WEEKEND INSIEME AI PIU’ FRAGILI

L’esperienza comunitaria di otto giovani della parrocchia di Castelnuovo Rangone e di don Andrea Ballarin che hanno trascorso tre giorni al Centro «Papa Francesco»

DI MASSIMILIANO FERRARINI *

Da venerdì 22 a domenica 24 marzo un gruppo di otto giovani della parrocchia di Castelnuovo Rangone, accompagnati da don Andrea Ballarin, hanno vissuto tre giorni di vita comunitaria presso il Centro di accoglienza «Papa Francesco» di via dei Servi.

Per i ragazzi è stata la possibilità di conoscere da vicino gli ospiti, condividendo i pasti, lasciando spazio a diversi momenti di convivialità come i momenti serali e il pomeriggio di sabato, durante il quale hanno partecipato all’iniziativa «Merenda in Redecocca» presso il palazzo del polo dei servizi territoriali del centro storico. È stato anche dedicato spazio a momenti di incontro per mettersi in ascolto degli ospiti e sentirsi parte del loro percorso di accoglienza. I ragazzi, infatti, hanno vissuto questi giorni come un’esperienza di crescita personale all’interno del proprio cammino quaresimale, sperimentando su se stessi lo stile di condivisione che viene proposto agli ospiti. «In questi giorni ho capito l’importanza dell’ascolto della parola degli altri e della loro storia. Dedicare attenzione e stare insieme diventa più importante di tanti aiuti materiali» ha condiviso una delle ragazze al termine dell’esperienza. Per la vita delle persone ospitate dalla struttura della Caritas Diocesana, la visita di gruppi di giovani è sempre una novità che permette di stringere relazioni nuove e crea un clima di condivisione e di festa, dove l’accoglienza reciproca diventa stile di vita capace di far emergere le qualità migliori di ciascuno.

Tutti i ragazzi sono stati colpiti da come proprio chi non ha quasi nulla, sia stato così capace di farli sentire accolti e a loro agio, creando un clima di familiarità sin da subito. Questo stile di condivisione permette di trasformare la povertà materiale in ricchezza interiore: un’esperienza in controtendenza rispetto alla logica comune, dove sono proprio i poveri

ad insegnarci uno stile di vita alternativo che ci permette di riscoprire il desiderio di raccontare i propri sogni e di mettere al servizio degli altri i propri talenti personali.

«Il Centro di accoglienza – ha sottolineato don Ballarin al termine dell’esperienza – vive di quello che gli ospiti ci mettono in termini di relazioni, della loro capacità di saper ascoltare e condividere. Le persone sono orgogliose di quello che portano: di raccontarti il loro progetto, di farti ascoltare le loro canzoni, di prepararti cibi del proprio paese. In questi momenti viene fuori il bello di un’esperienza in cui emerge la dignità delle persone, che è quella ricchezza di ciascuno che non sempre emerge». Attraverso la quotidianità, infatti, i ragazzi hanno potuto trovare risposta a diverse domande con curiosità e naturalezza, come quella sulla possibile convivenza tra persone di lingue, culture e religioni differenti. Tutto questo è stato condiviso dai ragazzi a commento del Vangelo domenicale, dove Gesù invita alla conversione del cuore e parla del grande amore di un vignaiolo che promette di prendersi cura di un fico che fatica a portare frutto. La Parola ha illuminato la ricchezza di questi giorni di vita fraterna: riconoscendo le fatiche e con il desiderio di cambiare, è possibile vedere anche la vita e le fatiche altrui sotto una luce nuova.

«Ho compreso – afferma Miriam, educatrice del gruppo parrocchiale castelnovese – come queste persone siano più di noi abituate a tutte le differenti problematiche del vivere insieme nella diversità. Ho pensato alla mia fatica nel piccolo e quella che loro vivono ogni giorno. È stato bello accorgersi come quella fatica viene rotta e sparisce ogni volta che si vivono momenti insieme, come se fossimo un unico gruppo di persone».

* responsabile del Centro di accoglienza «Papa Francesco»