A SCUOLA PER L’INTEGRAZIONE

Con i corridoi umanitari cambia il paradigma dell’accoglienza e l’esempio di Nonantola ne è la conferma. Il coinvolgimento della comunità, elemento essenziale del progetto, reso possibile dalla collaborazione tra l’associazione Anni in fuga, la Caritas diocesana e il Comune, è anche la leva attraverso la quale i richiedenti asilo non solo si inseriscono nel tessuto sociale cittadino, ma imparano anche la lingua italiana, trampolino per una reale autonomia. «Il sistema di accoglienza tradizionale – spiega Luigi Monti, che insieme a Chiara Scorzoni insegna nella scuola d’italiano Frisoun gestita dal Centro Intercultura del Comune di Nonantola, con il supporto alla didattica dell’associazione Giunchiglia–11 – parte dal presupposto sbagliato che per avviare il processo d’integrazione sia necessario partire dalla lingua. Il caso di Tekle, Senait e Welde ci dimostra l’esatto contrario: la quotidianità, i luoghi di lavoro, le relazioni, la vita vera rendono più rapido l’apprendimento di una lingua. Nel corso che stanno frequentando i tre ragazzi eritrei stanno imparando più velocemente di quanto facciano i richiedenti asilo inseriti nel sistema tradizionale dell’accoglienza e pensiamo che ciò sia dovuto al maggiore coinvolgimento del territorio». Alla scuola gli iscritti sono 125, i tre richiedenti asilo fanno parte del corso di primo livello, intermedio rispetto al corso per analfabeti e l’avanzato.