A NONANTOLA SCOPRIAMO COSA VUOL DIRE LIBERTA’

DI LUCA BELTRAMI

Nel paese dell’Abbazia tre giovani eritrei richiedenti asilo hanno ricevuto accoglienza dalla comunità locale grazie alla collaborazione tra Caritas diocesana, parrocchia e Comune.

Sono arrivati nel giorno di San Geminiano, non un giorno qualsiasi per i modenesi. Tekle, insieme alla moglie Senait e al fratello Welde, oggi vive in un appartamento a Nonantola. Tre giovani eritrei richiedenti asilo, di religione cristiana ortodossa copta, accolti dalla comunità nonantolana grazie al lavoro della Caritas diocesana, nell’ambito dei corridoi umanitari. Sono in tre, ma presto saranno in quattro: Senait è all’ottavo mese di gravidanza, per inizio aprile è atteso il fiocco sulla porta. Rosa o azzurro?

«Non lo vogliamo sapere, vogliamo che sia una sorpresa. – spiega Tekle, che aggiunge – Siamo emozionati e felici di diventare genitori». Un grande cambiamento per lui, l’ennesimo dopo l’interminabile viaggio che l’ha portato in Italia, la fuga dall’Eritrea, il sequestro in Sudan, la prigionia in Sinai, la cattura e le torture da parte delle milizie e dei trafficanti, fino all’arrivo al campo profughi di Shimelba in Etiopia dove è rimasto cinque anni e si è sposato con Senait, poco prima di vedere accettata la domanda di trasferimento.

«I nonantolani – prosegue Tekle – sono gentili e ci aiutano. Quello che più mi colpisce di questa “nuova vita” è la libertà. Siamo liberi di andare dove vogliamo, parlare con chi vogliamo, senza rendere conto a nessuno. Questa libertà in Eritrea non c’è».

Tekle ha 31 anni, due in più del fratello Welde, la cui moglie, Ellen, è ancora al campo di Shimelba in attesa del ricongiungimento famigliare. «Mi piacerebbe imparare un mestiere e rendermi autonomo, – afferma Welde – e prima ancora riabbracciare mia moglie e formare una famiglia con lei. Questi sono i miei sogni per il futuro, e spero che si possano relaizzare qui a Nonantola».

Oggi il principale obiettivo di Tekle, Senait e Welde è imparare l’italiano, e per farlo frequentano la scuola d’italiano Frisoun gestita dal Comune di Nonantola attraverso il Centro Intercultura. A dare una mano nelle faccende quotidiane ci pensano Libero Severi e Lauretta Bulgarelli, la famiglia tutor, che altro non è che una coppia di nonantolani che svolge un ruolo importante per l’integrazione dei tre giovani: «Li aiutiamo per quanto possiamo, anche se tante volte sono loro che aiutano noi. È una gioia poter stare con loro e contribuire nel nostro piccolo al loro inserimento nella comunità» – racconta Lauretta sorridendo.

L’abbraccio di Nonantola è tutto nel suo sorriso, e il viaggio di Tekle, Senait e Welde così diventa un po’ più leggero.

Welde, Senait e Tekle, insieme a Prandini della Caritas, alla coppia tutor e agli insegnanti d’italiano