“RIVOLGIAMOCI PER NOME A CHI CHIEDE AIUTO”

“RIVOLGIAMOCI PER NOME A CHI CHIEDE AIUTO”

«Rivolgiamoci per nome a chi ci chiede aiuto»

DI FRANCESCO GHERARDI

Domenica, la Chiesa universale ha celebrato la seconda Giornata mondiale dei poveri, voluta espressamente dal Papa. La Consulta diocesana delle opere caritative e assistenziali ha risposto all’invito di papa Francesco con un convegno nella chiesa di San Bartolomeo, seguito da un momento conviviale nel Centro diurno della Caritas diocesana, in quella via dei Servi –i Servi di Maria, il cui convento sorgeva poco distante– che sta diventando una vera e propria «via del servizio», nel cuore storico di Modena. La Consulta –come ha spiegato la vicepresidente di Caritas diocesana Maria Rita Fontana– è sorta all’inizio dell’anno per volere dell’arcivescovo Castellucci per coordinare le realtà attive in questo settore pastorale, dieci delle quali hanno aderito: Caritas diocesana –che coordina la consulta– la cooperativa sociale Coopattiva, il Movimento adulti scout cattolici italiani, Progetto Insieme, Csi Modena volontariato, Associazione comunità papa Giovanni XXIII, Acli, Charitas Asp, Associazione genitori Charitas e Associazione Porta Aperta.

Lo scopo è fare rete, condividere conoscenze e competenze, elaborare insieme proposte, sensibilizzare l’opinione pubblica su bisogni antichi e nuovi, denunciare ritardi, disfunzioni e discriminazioni. Tutto per tutelare i più deboli, all’insegna del messaggio del Papa: «Spesso la collaborazione con altre realtà riesce a portare un aiuto che da soli non potremmo realizzare.

Riconoscere che, nell’immenso mondo della povertà, anche il nostro intervento è limitato, debole e insufficiente, conduce a tendere le mani verso altri, perchè la collaborazione reciproca possa raggiungere l’obiettivo in maniera più efficace». E da papa Francesco è partito anche il direttore di Caritas diocesana Eros Benassi, prendendo la parola per accogliere i convenuti: «Vi propongo un metodo che ha adottato il Papa questa mattina a Roma: chiudete gli occhi e immaginate il volto di una persona che ha bisogno di voi –ha detto Cavani– Ora, ascoltate il grido della persona che il Signore vi ha affidato» L’attività serviva per comprendere il titolo della seconda Giornata mondiale dei poveri: «Questo povero grida e il Signore lo ascolta» (Sal 34,7).

«Cerchiamo di dare un nome al povero –ha esortato Benassi– Gesù non guarisce “un povero”, ma Bartimeo; non parla di “un povero”, ma di Lazzaro». Di fronte al grido del povero, l’azione della comunità cristiana si impernia su tre verbi: ascoltare, rispondere e liberare, ricordando, ha sottolineato il presidente Caritas, che «la povertà non è solo di un altro: la povertà, la fragilità, è anche nostra». Il concetto è stato ribadito dal video La povertà non è naturale, realizzato da Voice off, associazione di volontariato, fondata a Modena nel 2009, con l’obiettivo è fornire reale possibilità di espressione ai soggetti esclusi. Il documentario, proiettato su un maxischermo in San Bartolomeo, è uno spaccato delle attività del Centro diurno della Caritas diocesana, di Charitas Asp, del progetto per richiedenti asilo «Casa di Abramo» di Porta Aperta, del Csi e dell’Associazione comunità Papa Giovanni XXIII. Al termine, nell’ultimo fotogramma, la frase di Nelson Mandela: «Superare la povertà non è un gesto di carità, ma un atto di giustizia».

Il vicedirettore Caritas FedericoValenzano ha quindi presentato il progetto Legami che liberano, finanziato daCaritas italiana, «un progetto che intende rimettere al centro la persona e ilterritorio –ha spiegato Valenzano– per uscire dalla sola assistenza eriscoprire che occuparsi di un bisogno ha come fine ultimo l’individuazione diun problema da riconoscere e assumere insieme». Valenzano ha quindi introdottoFrancesco Marsico, responsabile Area nazionale di Caritas italiana. Marsico hatracciato un esaustivo percorso attraverso le forme storiche e sociali dellapovertà, dalla società pre–industriale ai giorni nostri. Infatti, la povertànon è un dato di natura, ma il frutto di determinati assetti sociali e ilrapporto fra la società e quella parte di essa che ricade sotto il termine«poveri» ha conosciuto significative trasformazioni nel corso del tempo,influenzando gli approcci assistenziali e caritativi. Se il povero del medioevoè «integrato» nella società e considerato «immagine di Cristo», nell’etàmoderna diventa una figura da rieducare –solitamente il povero è visto comedeviante– e da contenere in spazi che preservino la società da un possibile«contagio». Con lo sviluppo industriale, la povertà sembra un fenomenodestinato a scomparire grazie alla prospettiva della crescita illimitata edella piena occupazione. Il welfare state «dalla culla alla tomba» dellaseconda metà del Novecento aveva relegato la povertà in sacche residuali, ma ladecelerazione dell’economia mondiale dagli anni ‘70 in poi e la crisi del 2009hanno fatto esplodere nuovamente il fenomeno della povertà. Se, prima dellacrisi, l’Italia aveva 3,3 milioni di poveri, oggi ne conta 8,3 milioni. «Non sitornerà a livelli pre–crisi e occorre passare da un welfare “di riparazione” auno “di accompagnamento” –ha spiegato Marsico– La bellezza del progetto Legamiche liberano sta nell’occuparsi non solo della povertà materiale immediata, maanche di tutto ciò che impoverisce la persona». La persona è stata al centroanche del saluto finale dell’arcivescovo. «Quando dice “i poveri infatti liavete sempre con voi, ma non sempre avete me” (Gv 12,8), Gesù intende metterciin guardia dall’atteggiamento di Giuda, che parlando “dei poveri” e di quello chesi dovrebbe vendere per aiutarli, non vede “il povero” che ha davanti in quelmomento, Gesù stesso –ha detto Castellucci– Chiediamo a Gesù di aiutarci a nonfare attendere il povero che abbiamo davanti, in nome della lotta allapovertà».

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