NON SI BUTTA VIA NIENTE

NON SI BUTTA VIA NIENTE

E’ sempre motivo di soddisfazione e stupore quando gli orientamenti pastorali e i documenti “programmatici” trovano modo di divenire “realtà”, di inverarsi in un tempo e uno spazio ben definito. La Caritas Diocesana nella propria Carta dei Servizi “Costruttori di Ponti” (cfr pag.13) scriveva: “essere costruttori di ponti per noi significa che è giunto il tempo di costruire fiducie nei contesti e tra le persone presenti nel proprio territorio. Fiducia soprattutto nelle risorse di chi incontriamo, nelle nostre comunità parrocchiali, negli uffici pastorali e in tutti gli uomini di buona volontà. In questo non si dimentica mai la fiducia nelle istituzioni locali e nei servizi pubblici che devono sempre rappresentare per noi un interlocutore imprescindibile con cui elaborare modelli innovativi di welfare riconfermando la dimensione della sussidiarietà; è importante ricordare quanto Paolo VI scriveva – non sia dato per carità ciò che spetta per giustizia sociale – ”. Queste poche righe ci sembrano aver preso vita nell’evento di Sabato 3 Novembre scorso, promosso dalla Caritas Diocesana Modenese in collaborazione con la Fondazione San Carlo che ha accolto nel suo prestigioso Teatro studenti del Collegio, operatori pastorali delle comunità parrocchiali e partners del progetto “Legami che Liberano” finanziato dal fondo ottoxmille Italia della CEI. La conferenza, dal titolo “NON SI BUTTA VIA NIENTE” aveva come obiettivo far conoscere e sensibilizzare una platea, anche molto eterogenea, sulla legge 166/2016, denominata “antispreco”, avendo il piacere di farla presentare direttamente all’Onorevole Maria Chiara Gadda che l’ha per prima firmata nella legislatura passata, e promossa in anni di lavoro sul territorio, incontrando numerosi soggetti del tessuto produttivo e del terzo settore. Dopo l’introduzione del Presidente della Fondazione San Carlo, Prof. Giuliano Albarani, che ha condiviso le ragioni di una riflessione su questi temi, ha preso la parola il nostro Arcivescovo che, con l’ efficacia comunicativa che lo contraddistingue, ci ha aiutato a cogliere la centralità delle dimensioni del dono e della gratuità presenti nella legge, accostandola al racconto evangelico della “moltiplicazione dei pani”. Don Erio ha sottolineato come alcuni fenomeni sociali che la mattinata cercava di evidenziare (povertà, cause che la producono, diseguaglianze, stili di condivisione con i poveri, modi per evitare lo spreco) sono presenti nel racconto. Essi ci permettono di cogliere quanto sia fondamentale non rimanere esclusivamente sulle dimensioni dei diritti e doveri, ma “focalizzarsi” anche sulla dimensione della condivisione, sapendo realizzare l’apparente paradosso, in termini matematici, che la (con)divisione possa coesistere con la moltiplicazione. Successivamente l’Onorevole Maria Chiara Gadda, partendo anche dalla propria biografia, ha consentito, agli studenti in particolare, di cogliere quanto una legge possa essere molto di più che il tentativo di normare/sanzionare dei fenomeni. La legge può divenire infatti un’occasione per costruire una nuova cultura, rivedere anche i processi produttivi in modo vantaggioso anche per chi dona, ripensare insieme un lessico per definire alcuni fenomeni (il passaggio dallo spreco alle eccedenze), andando così oltre l’accezione meramente “ambientale” della norma. L’ambizione della legge è cercare di favorire sia chi vuole donare, anche da un punto di vista fiscale (le donazioni a due anni dall’entrata in vigore sono aumentate del 25%), sia chi riceve che non è “direttamente” la persona “indigente”, ma un sistema di donatari che molto spesso sono i soggetti del terzo settore. Tali soggetti sono chiamati a mettersi in rete, ad informarsi ed informare circa le corrette modalità di conservazione e consumo dei prodotti donati, definendo quando finisce la responsabilità di chi dona e inizia quella di chi vuole “distribuire” il dono. L’ultimo intervento, di Monica Tola, dell’ Area Nazionale di Caritas Italiana, ha consentito a tutti i presenti di inserire la normativa dentro il mandato della Caritas, con prevalente funzione pedagogica; all’interno di un contesto sociale come quello attuale che vede una crisi senza fine con circa cinque milioni di individui, secondo ISTAT, in povertà assoluta; e nella sua potenziale funzione di animazione ecclesiale. Essa infatti non si limita a intervenire sul bisogno del singolo, ma
contribuisce a costruire dei legami tra soggetti differenti della società, nella ridistribuzione di risorse materiali e di legame sociale, che possono arricchire tutti. La relazione appassionata e coinvolgente di Monica Tola ha valorizzato il lavoro quotidiano della nostra Caritas Diocesana, riprendendo frammenti di biografie di nostri ospiti del Centro di Accoglienza Papa Francesco, e evidenziando come un coinvolgimento dei singoli cristiani all’interno di queste opere-segno possa davvero ridurre le distanze e favorire percorsi di inclusione e giustizia sociale verso l’orizzonte della fraternità. Essere riusciti a coinvolgere persone molto diverse per età, provenienza, estrazione sociale, all’interno di un edificio così bello esteticamente e dall’immenso valore culturale nel cuore della città rende la Direzione e l’équipe Caritas grati alla Fondazione San Carlo di averci accolto e aver contribuito in modo significativo alla buona riuscita dell’evento nella logica di un “noi” che va costruito partendo dalle differenze come ricchezza reciproca.

NON SI BUTTA VIA NIENTE

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