S’INAUGURA LA SCUOLA DI ITALIANO PENNY WIRTON

S’INAUGURA LA SCUOLA DI ITALIANO PENNY WIRTON

È solo la lingua che rende uguali. Uguale è chi sa esprimersi e intendere l’espressione altrui». Oltre mezzo secolo fa don Lorenzo Milani metteva in evidenza con questa frase lo stretto legame tra uguaglianza e linguaggio, tra dignità e parola. Il modello pedagogico del prete di Barbiana è stato ripreso dallo scrittore Eraldo Affinati per la sua scuola di taliano «Penny Wirton», fondata nel 2008 insieme alla moglie Anna Luce Lenzi, e arrivata a Modena come servizio del Centro diurno della Caritas diocesana. La scuola, attiva da giugno, è stata inaugurata lo
scorso 12 ottobre alla presenza dell’arcivescovo Castellucci, che ha fatto riferimento all’approccio dello stesso Milani e a Tolstoj per spiegarne la natura, prima che gli obiettivi: «Eraldo e Anna Luce hanno intuito che le carenze si possono colmare attraverso l’incontro, che la scuola non deve servire solo a scambiare informazioni, ma a costruire relazioni. Questa scuola offre umanità, non è solo trasmissione di nozioni, giudizi e voti, è esperienza vissuta assieme fino ad annullare la differenza tra insegnante e studente, un’esperienza – ha concluso il pastore di ModenaNonantola – in cui ci si mette in gioco e si cresce insieme».
Obiettivo del progetto, coerentemente con il progetto «Legami che liberano» della Caritas, è produrre una maggiore inclusione delle persone straniere con difficoltà linguistiche che già partecipano alle attività del Centro diurno. Più che la didattica è la relazione che caratterizza l’approccio «Penny Wirton», come spiega Massimiliano Ferrarini, responsabile del Centro Diurno: «Ci sono tante scuole che insegnano l’italiano, l’elemento centrale della nostra proposta non è imparare la lingua, ma costruire relazioni attraverso momenti di incontro e condivisione. L’obiettivo è anche ricreare occasioni di dialogo tra
persone, di cui oggi c’è grande bisogno». Tre sono i principi ispiratori: un metodo educativo dialogico di ispirazione freiriana, in cui decadono i classici ruoli di docente e studente, un contesto di prossimità, che favorisca la connessione delle idee, una didattica inclusiva centrata sulla persona, soggetto attivo nel percorso di apprendimento. La scuola, gestita interamente da volontari, è aperta il lunedì dalle 10 alle 12 e il giovedì dalle 15 alle 17. A chiudere l’inaugurazione il coinvolgente spettacolo di don Andrea Ballarin «Parole fragili, parole buone», che ha messo in scena l’importanza del linguaggio per l’integrazione.

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